‘Agro Elettronie
Il sommergibile C.S.FERMENTI presenta
‘AGRO ELETTRONIE
eterotopia di Sud-Est
A tutti i coltivatori diretti di suoni e atmosfere, ai potatori di metafonie, alle mondine dance.
Increduli di chiese elettroniche e concilii musicali, soffocati dai generi fanzino-giornalistici, da utopie metadoniche e dalla società dello spettacolo, occorre muoversi per sottrarre spazio alla cattura istituzionale.
Siamo pronti: accogliamo il paesaggio sonoro di un mondo rimosso e non identificato e diamogli vita eteròtopa: tutto ciò che è sfuggito all’identità e che ci connota, trattori sud-italici, trivelle artesiane, proiettili vaganti tra le due sponde, cingoli d’occupazione, collettivi elettrogeni, calcareniti in polvere, dispendiose cicale, biciclette dell’Arneo,cernitrici ipnotiche, acciaierie e centrali agro industriali, affettasalami, navi nere e gemiti subacquei, pietre pietre pietre. Rendiamo eterogenee le fondamenta elettroniche del nostro paesaggio, per un’ ecologia del suono, per una bio-electro-cassarmonica del sud-est.
Questa non è un’utopia consolatoria del cazzo ma una disperata eterotopia!
La soluzione utopica anestetizza nella sua trascendenza salvifica, messianica e mondana.Le utopie sono spazi privi di un luogo reale.Sono luoghi che intrattengono con lo spazio reale della società un rapporto d’analogia diretta o rovesciata .Si tratta della società stessa perfezionata, oppure del contrario della società stessa ma, in ogni caso, queste utopie costituiscono degli spazi fondamentalmente ed essenzialmente irreali.
Ci sono Però, e ciò sicuramente in ogni cultura come in ogni civiltà, dei luoghi reali, dei luoghi effettivi, dei luoghi che appaiono delineati nell’istituzione stessa della società, e che costituiscono una sorta di contro-luoghi, specie di utopie effettivamente realizzate nelle quali i luoghi reali, tutti gli altri luoghi reali che si trovano all’interno della cultura vengono al contempo rappresentati, contestati e sovvertiti;una sorta di luoghi che si trovano al di fuori di ogni luogo, per quanto possano essere effettivamente localizzabili.Questi luoghi, che sono assolutamente altro da tutti i luoghi che li riflettono e di cui parlano sono le eterotopie: eterogenee,isolate e penetrabili; eterocroniche:perché si mettono a funzionare a pieno quando gli uomini si trovano in una rottura assoluta con il tempo tradizionale; eterosoniche perché creano musica illusoria che indica come ancora più illusoria ogni musica reale: tutta quella musica all’interno della quale la vita umana è relegata.
Per la ri-nascita di Venere a Casalabate
E per quella di Dioniso: nostra signora dei Turchi
Questo manifest@ è auto-de-ri-generato
Chi siamo:
L’equipaggio del sommergibile Caio Stefanio FERMENTI vi da il benvenuto a bordo in questo frammento galleggiante di spazio, un luogo senza luogo, che vive per se stesso, che si autodelinea e che è abbandonato, nello stesso tempo, all’infinito del mare e che di porto in porto, di costa in costa, da bordello a bordello, si spinge fino alle colonie,alle comunità agricole, alle masserie per cercare ciò che esse nascondono di più prezioso nel loro giardino; comprenderete il motivo per cui la nave è stata per la nostra civiltà, non solo il più grande strumento di sviluppo economico, ma anche il più grande serbatoio di immaginazione.
La nave è l’eterotopia per eccellenza.
Da qui la fuga su di un sommergibile che non sia costretto ad imbarcare solo coloro che vengono nominati di volta in volta “folli”,e che non abbia pretracciato una rotta di immobilità,ma che possa distribuirsi nomadicamente per i punti immaginari degli oceani solcando onde che non conoscono riposo.
Nella civiltà senza navi, i sogni si inaridiscono, lo spionaggio sostituisce l’avventura e la polizia i corsari.
C.s.Fermenti – Dissociazione culturale – via Diaz 14 – 73018
«Intorno al pozzo della Coccioli, sotto gli olivi folti, tre cammelli comodamente accovacciati nella sabbia si gargarizzavano dalla contentezza, come vecchie grondaie di pietra, mescolando il ciac-ciac dei loro sputacchi ai tonfi regolari della pompa a vortice che dà da bere luce alla masseria. Stridori e dissonanze agro elettriche, nell’orchestra profonda dei trappiti dai pertugi umidi e sinuosi e dalle cantine sonore, fra l’andirivieni di cellulari a baionetta, archi di violini che la rossa bacchetta del tramonto infiamma di entusiasmo. E il tramonto-direttore d’orchestra, che con un gesto ampio raccoglie i flauti sparsi degli uccelli negli alberi, e i sonagli dispendiosi e disciplinati delle cicale, e lo stretching dei rami, e il sovrapporsi delle pietre. È lui che ferma a un tratto i timpani delle pantere e dei satiri cozzanti, per lasciar cantare a voce spiegata sull’orchestra degli strumenti in sordina, tutte le stelle dalle vesti d’oro, ritte, aperte le braccia, sulla ribalta del cielo. Ed ecco una gran dama allo spettacolo….. Vastamente scollacciato, il deserto calcareo infatti mette in mostra il suo seno immenso dalle curve liquefatte tutte verniciate di belletti rosso-fuxia sotto le gemme crollanti della prodiga notte». (Battaglia per la masseria)
Contro la civilizzazione di massa delle coste
Contro don Cemento









