Tuz & Bach
Suggestioni su Tuzenbach, da “Tre Sorelle” di Anton Cechov
di e con Antonello Taurino
testi da: A. Cechov, G. Leopardi, C. Bene, R. Piccinelli, S. Beckett, W. Shakespeare, I. Calvino, F. Fellini, B. S. Manzo, D. Aligheri&
…si chiede il Barone:
-Ha senso dare la propria Vita per raggiungere la Conoscenza attraverso il “lavoro” dell’Arte?
“&Marjia Seergeevna, trovo suoni divinamente& ma è mai possibile che in questa città nessuno si intende di musica? Per fortuna io me ne intendo, e vi do la mia parola d’onore che Marija Sergeevna suona in un modo eccezionale, direi quasi d’artista& certo che saper suonare così e rendersi conto che nessuno, e dico nessuno, ti apprezza!.. [&] Lavorerò. Almeno un giorno nella mia vita, voglio lavorare fino a spaccarmi le ossa, tornare la sera a casa, e buttarmi sfinito sul letto per addormentarmi. Ah, come deve essere saporito il sonno degli operai! [&] Che begli alberi! E, in fondo, come deve esser bella, vicino a loro, la Vita! Vedi quell’albero? E’ secco, ma dondola al vento con gli altri, e anch’io, se dovessi morire, sento che prenderei parte lo stesso alla Vita, in un modo o nell’altro.. [&] E’ già giorno& tra poco sarà mattina! Ah, se solo mi fosse concesso di regalarvi la mia vita!”
(Tuzenbach in Tre Sorelle di A. Checov, Atto II, III e IV)
Il Barone Tuzenbach non muore in duello: organizza tutta la farsa con Solenyj. E non ama Irina: “Una Irina in più, una Irina in meno&”. Si seppellisce una bara piena di sassi.. Per tutta la vita il Barone ha cercato una superiore conoscenza. Davanti al teatro, la sera prima, con Solenyj, ha capito. Prima non aveva illusioni, Tuzenbach: se il merito è calpestato e il valore non verrà riconosciuto dalla grettezza d’intorno, vuol dire allora che mai niente cambierà nella Vita degli uomini nonostante gli sviluppi tecnologici. Pura follia il controcanto di Versinin (“No, la vita cambierà… tra duecento anni le persone sensibili come lei e me saranno la maggioranza& e già solo per questo ha senso continuare”). Perchè la vita possa migliorare, bisogna lavorare! Conoscere!…
Ma come? Ma cosa?
Se la Vita non cambierà, allora è perché egli già sa che questo lavoro non lo comincerà mai? &il Barone morirà infatti morirà prima… O forse solo perché non sa quale è. O forse è un fannullone. O un filosofo dell’amore. O un Clown& d’altronde il lavoro è simbolica ed unica possibilità di riscatto, di espiazione per una vita sorda e senza senso, corrotta da un primordiale peccato originale. Davanti al teatro, il Barone capisce: “Per Ecuba!” Si, per questo ha senso dare la vita. Non un suicidio, ma un salto in una dimensione di conoscenza superiore. Pura, immateriale. Una rinascita.
La parola “LAVORO” compie quindi un percorso, un viaggio di purificazione, e attraverso momenti di grottesco humour e di ironico distacco, passa attraverso i suoi vari significanti, fino all’astrazione del lavoro intellettuale, artistico, conoscitivo& fino a farlo combaciare con il senso stesso della Vita, una divina onniscienza che reclama il prezzo della Vita stessa, fino a “diventare Albero”&









