Tuz & Bach
TUZ & BACH
Suggestioni su Tuzenbach,
da “Tre Sorelle” di Anton Cechov
di e con ANTONELLO TAURINO
23 agosto, Martano, Atrio Palazzo Ducale, all’interno della rassegna “Margini”
ore 21.00, Ingresso libero
Ideazione e messinscena Antonello Taurino
Selezione musicale e testuale: Antonello Taurino
Aiuto regia e Luci: Giovanni Trono
testi da: A. Cechov, C. Bene, W. Shakespeare, G. Leopardi, R. Piccinelli, S. Beckett, I. Calvino, F. Fellini, D. Alighieri&
..si chiede il Barone Tuzenbach:
-Ha senso sacrificarsi fino a dare la Vita per il “lavoro” dell’Arte?

“&Marjia Seergeevna, trovo suoni divinamente& possibile che in questa città nessuno si intenda di musica? Per fortuna io me ne intendo, e vi do la mia parola d’onore che Marija Sergeevna suona in un modo eccezionale, direi quasi d’artista& certo che saper suonare così e accorgerti che qui nessuno, ti apprezza!.. [&] Lavorerò. Almeno un giorno nella mia vita, lavorare fino a rompermi le ossa, e la sera tornare a casa, buttarmi sul letto e dormire di colpi. Ah, come deve essere saporito il sonno degli operai! [&] Che begli alberi! E, in fondo, come deve esser bella, vicino a loro, la Vita! Vedi quell’albero? E’ secco, ma dondola al vento con gli altri, e anch’io, se dovessi morire, sento che prenderei parte lo stesso alla Vita, in un modo o nell’altro.. [&] E’ già giorno& tra poco sarà mattina! Ah, come darei volentieri la mia vita per lei!”
Il Barone Tuzenbach non muore in duello: organizza tutta la farsa con Solenyj. Si seppellisce una bara piena di sassi. E non ama Irina. Per tutta la vita il Barone cerca una superiore conoscenza: davanti al teatro, la sera prima, con Solenyj, ha capito. Prima non aveva illusioni, Tuzenbach: il merito è calpestato e mai niente cambierà nella Vita umana nonostante gli sviluppi tecnologici. Pura follia il controcanto di Versinin (“No, la vita cambierà… tra duecento anni le persone sensibili come lei e me saranno la maggioranza”). Perchè la vita possa migliorare, bisogna lavorare! Ma come? Ma cosa? Il Lavoro é simbolica ed unica possibilità di riscatto, di espiazione per una vita sorda e senza senso, corrotta da un primordiale peccato originale. Davanti al teatro, il Barone capisce: “Per Ecuba!” Allora, per questo ha senso dare la vita? Non un suicidio, ma un salto in una dimensione di conoscenza superiore. Pura, immateriale. Una rinascita. La parola “LAVORO” compie quindi un percorso, un viaggio di purificazione, e attraverso momenti di grottesco humour e di ironico distacco, passa attraverso i suoi vari significanti, fino all’astrazione del lavoro intellettuale, artistico, conoscitivo& fino a farlo combaciare con il senso stesso della Vita, una divina onniscienza che reclama il prezzo della Vita stessa, Fino al sacrificale abbandono della materialità, fino a “diventare Albero”&









