Brown vs Brown
“Brown vs Brown” sono un quartetto free-jazz/math-rock che si è formato ad Amsterdam nel 2004, da una confluenza di musicisti drasticamente differenti per età, nazionalità e background musicali. La musica che ne è risultata è un caleidoscopico avvicendarsi di ritmi amputati,clamorose impennate e cambi di direzione,vorticosi intrecci elettrici e dinamiche mozzafiato. Una musica altamente personale e intelligente,ricca di popular appeal e venata di freak-funk, math-rock e di tutto ciò che non annoia nel rock e nel jazz. Tutto questo ha contribuito in breve tempo a creare quello che ormai nel settore viene esplicitamene indicato come “Brown-sound”, a indicare l’elevata qualità e originalità raggiunta dalla band.È un progetto corale e collettivo in cui ogni membro apporta il proprio contributo compositivo e che li porta a spendere la maggior parte del tempo a raffinare e rifinire il sound.
In questi anni i “Brown vs Brown” hanno tenuto numerosi concerti in Olanda, Italia, Austria, Slovenia e Germania, lasciando il segno su ambienti e pubblici di ogni genere, dai templi consacrati del jazz europeo ai più oscuri luoghi del rock alternativo.Nel 2007 è uscito il loro ultimo CD “Twitch and Shout”, pubblicato dall’etichetta discografica australiana PAO-records.
Dicono di loro:
‘Il suono di Brown vs Brown è compatto e denso di immaginazione: provate a pensare ad uno specchio doppio, incernierato in mezzo e alle varie combinazioni che ne possono derivare muovendo continuamente le due superfici, nel tentativo di rifrangere la luce. Le loro scorribande sono assolutamente libere, incuranti di ogni sconfinamento di territorio ed esplicitano con forza le energie del rock in un contesto decisamente free, senza dare segni di incertezza o ripensamenti. Il basso elettrico di Nybacka borbotta frasi secche e taglienti, la batteria di Jäger è impetuosa e spesso frenetica, la chitarra di Kimman è scoppiettante ad intermittenza, con fiammate livide e guizzanti che si inerpicano attorno alla ritmica. In posizione più centrale si assestano le frasi attorcigliate del sax di Bruinsma, perse in un delirio che sa di progressive e di free-jazz al calore bianco. In realtà il progetto è certamente uno sforzo collettivo e alla fine le quattro forze si sommano in maniera uniforme e complementare, senza lasciare scarti o residui indeterminati.’ Maurizio Comandini, All About Jazz, July 2006
Siamo di fronte a qualcosa di particolare e raffinato.
Non capita tutti i giorni di sintonizzarsi sulla propria stazione radiofonica preferita e sentire qualcosa del genere. Potremmo subito pensare al funk, al math-rock, a qualcosa che assomigli al jazz e ancora, in certi tratti, ad uno Stravinskij, uno Schoenberg od un Bartok. Solide strutture ritmiche sorreggono grandi gare contrappuntistiche tra contralto e chitarra con un nesso ora imitativo, in un dialogo a più voci dai tratti fughistici, ora basato su graffianti opposizioni in una miscela che ha il sapore d’avanguardia.
Ostinati rockeggianti mettono in risalto elementi motivici giusto per il tempo occorrente a memorizzarli per poi lasciarli svanire in atmosfere dai contorni meno evidenti.
Forti trame che ben presto si sfilacciano per dar spazio ad elementi subito nuovi che si affacciano, si impongono momentaneamente per poi riannodarsi su se stessi. Una musica che dosa sapientemente diversi livelli energetici dando importanza alla preziosità del silenzio.Senza far mai mancare una spessa ricchezza di tessuto sonoro.Mi chiedo se un evento del genere sia a testimonianza della reincarnazione di un vecchio signore chiamato “Jazz” oppure di una sua dignitosissima sepoltura in eredità ad un nuovo nascituro…oppure, come direbbero i Brown vs Brown, di “…tutto ciò che del jazz non risulta noioso.” Una concezione bilaterale del tempo nella quale è possibile trovare un ospitale ricovero oppure un muro da abbattere per raggiungere livelli diversi di produzione e fruizione della musica quasi al limite col dialettico e con il caos universale.L’altissimo livello tecnico permette di presentarci un prodotto assai credibile senza mai stancare o mettere in crisi l’ascoltatore.Una musica nella quale è possibile perdersi ma solo se si è impreparati o se lo si vuole realmente.
“up-scena indipentente”/PISA Tommaso Novi









