Dadamatto in concerto – UNICA DATA IN PUGLIA
Dadamatto sono un trio di Senigallia (Ancona) attivo fin dal 2003.
Nascono come gruppo punk ma, ormai, del punk in senso stretto hanno conservato solo lo spirito originario. Molto più evidenti sono le influenze dell’indie-folk sghembo, del noise, della sperimentazione più varia e del garage.
A Febbraio 2007 è uscito il loro primo album, intitolato “Ti tolgo la vita,” co-prodotto da ben 4 etichette: Marinaio Gaio/Bloody Sound/Sweet Teddy/Eaten by Squirrels. Il disco – registrato da Mattia Coletti, nome di culto dell’ underground italiano – cerca di rispecchiare le caratteristiche esistenziali dell’uomo moderno: la confusione, l’angoscia, il male di vivere ma soprattutto un’assortita gamma di passione mediterranea che li contraddistingue dalla globalizzata e annoiata realtà occidentale.
La prima parte del Tour promozionale li ha visti calcare palchi
importanti come quello del SIX DAYS SONIC MADNESS a Guardia Sanframondi (BN) (assieme a nomi noti del rock internazionale come UZEDA, THREE SECOND KISS, ONEIDA, JENNIFER GENTLE) e del HERE I STAY FESTIVAL a Cagliari (con DAMO SUZUKI, ex cantante dei CAN storica band del Kraut rock tedesco anni settanta). La seconda parte del tour comincia giovedì 1 novembre da Palermo e dopo una serie di concerti in Italia arriverà a fine Gennaio fino in Francia.
Dal vivo danno sfogo a quello che loro amano chiamare Punk minerale, ovvero al ritorno della musica a elemento primitivo, viscerale (le origini del punk appunto) inteso però come scambio primordiale di energia piuttosto che di durezza compositiva.
Il disco (che da settembre è distribuito anche in Giappone tramitel’etichetta nipponica TOWN TONE) è stato recensito su tutte le riviste e portali di settore più importanti. Eccone alcune:
RUMORE: “Per collocarli geograficamente andate all’affaccio d’apertura dell’eccellente reportage a fumetti di questo numero firmato Baronciani.
Per delimitarli musicalmente sappiate che si sfiorano punk aguzzo, malinconie post rock, ire no wave, pause acustiche e brevi apparizioni prog. In più si canta bene e in italiano. Non male, no? Tra l’organo e i fiati Canterbury di Il mio pappagallino mediterraneo e il contort yourself di 1,2,3,4,5,6,7,8,’s Rock’n'roll! c’è già di che stupirsi, ma poi arrivano il pop quasi Aiuola di Bambola Gonfiabile e Natalino stammi vicino, il blues dadaista di Tra l’asino e l’ombra e il noise’n'roll di Spizz. E allora la conferma è netta. Vari e potenti. File under: sorvegliati speciali.
Maurizio Blatto
ROCKSOUND: “Per compendiare in poche righe il debutto dei Dadamatto è sufficiente un ascolto della prima traccia “Videodrome” coi suoi dodici minuti di delirio in cui si fondono le visioni di David Cronemberg(con quel titolo d’altronde…), gli incubi di Kurt Cobain, esplosioni di furia degne dei migliori Fugazi e la follia di tre ragazzi cresciuti nella provincia meccanica italiana(Senigallia nello specifico). La band non si pone limiti: sperimenta con coraggio e incoscienza mischiando suoni vintage, liriche apparentemente insensate e un gusto personalissimo per la melodia. L’attitudine punk è messa al servizio di una creatività di stampo Jazzistico in cui il “Disordine” che da il titolo ad uno dei brani più devastanti (e devastati) del disco è soltanto apparente. Un esordio che sorprende. Se non riuscite a trovarlo nei negozi, provate a fare un salto sul loro sito ufficiale:
http://www.myspace.com/dadamattometal Corrado Minervini
ONDAROCK: “..Videodrome”, l’opener, è un vasto vanesio epico, una loro visione dantesca d’Inferno, Purgatorio e Paradiso, e uno dei capolavori del rock italiano 2007. L’attacca si sviluppa a partire da spezzoni campionati di dialogo (monologo) con arpeggio e batteria in fluttuazione, quindi una marcetta tra jazzato e fumoso e il piano sfocato sullo sfondo (dagli effetti quasi mistici). L’inizio vero e proprio è un cattivo hardcore fugaziano con basso in bella evidenza, compresso e in tempo binario, da schiacciasassi infernale, che traghetta a nuovi inserti caotici e improvvisazioni noise-core alla Cow. Quindi c’è la melodia vocale, stavolta sviluppata con maggiori volontà collagistiche (pure un’imprevedibile citazioncina del riff “Come As You Are” dei Nirvana) e storpiata da un intermezzo acido-industriale e dissonanze fiatistiche, e dall’ennesima variazione armonica. La mite parte finale aggancia tastiere liturgiche-cosmiche a intrecci free-form di carillon nostalgico&..”









