Presentazione di “DEL SANGUE OCCIDENTALE” di Zizzi e di “ASILO DI MENDICITÀ” di Giorgino


Inserito da admin in Cultura il 20 dicembre 2007

Serata speciale interamente dedicata alla poesia con la presentazione dei volumi “DEL SANGUE OCCIDENTALE” di Michelangelo Zizzi e “ASILO DI MENDICITÀ” di Simone Giorgino.
Del sangue occidentale
Si presenta come un’opera di particolare raffinatezza e complessità il poemetto Del sangue occidentale di Michelangelo Zizzi (scrittore e critico letterario originario di Martina Franca); una riflessione estetico-letteraria che prende forma nell’epocale frattura storica dovuta agli avvenimenti dell’undici settembre 2001. Costruita su una profonda conoscenza del pensiero occidentale e non solo, questa sinossi traccia le coordinate di una visione del mondo su basi sapienziali nel solco delle due figure di Giordano (ovviamente Giordano Bruno) e Sofia, una proiezione psicologica dell’io poetico, un emblema della femminilità, un’esibizione della sessualità al femminile. Zizzi attraverso l’uso di una lingua colta ed estremamente articolata, dove la tradizione lirica si arricchisce di nuovi sottocodici ed enumerazioni, propone al lettore un’opera che si colloca, intellettualisticamente, nella scia di altre scritture occidentaliste come ad esempio “Kamikaze D’occidente” di Tiziano Scarpa, o il più noto “Occidente per principianti” di Nicola Lagioia. In effetti Del sangue occidentale, è solo la singola sezione di un poema di più ampio respiro, dal titolo La caduta occidentale, e che, a detta dell’autore è ancora in fasedi scrittura. Questo episodio poetico edito della LietoColleLibri nella collana Il Graal, a distanza di diversi anni, riesce ad eguagliare per efficacia e pregnanza gli ottimi risultati del primissimo e probabilmente miglior lavoro poetico di Zizzi, cioè “La casa cantoniera” edita da Stampa nel 2001. I riferimenti letterari affiorano con evidenza in questo poemetto nelle citazioni espletate (in particolare modo Pound) e in quelle interne alla tramatura poetica: talune sembrano riuscire nell’arduo compito di accostare, di creare anche in sintesi un parallelismo (quanto meno ricercato) tra la poesia Dylan Thomas (così veemente, lirica, atipica, decostruttiva dell’immagine) e la prosa di Antonio Moresco, una scrittura fondante, esatta, risolutiva nei canoni della narrativa italiana contemporanea. Del sangue occidentale intendo sottolineare quella tensione scarnamente materica, genuina, emotiva ma allo stesso tempo congetturale, accumulativa nella fase logico-lessicale del dettato, vivace nella ritmica del respiro, incalzante. La proposta di una visione dello spazio umano degradato, persino decadente, da nausea: topos di un ritorno all’ordine possibile, ma solo come ricaduta nel cosmo (intendo universo indipendente dall’umano) della finzione, della pura eloquenza, dell’invocazione alla musa. Questa scrittura che si presenta al lettore senza alcuna ostentazione, con fierezza di certo, ma ben lontana dall’essere espressione del maudit; è poesia che prende forma attraverso la germinazione costante di sottocodici, sofisticazioni che nel lirico divengono scansione dell’immagine, dimensione analogica che ricade all’interno della propria virtualità ricavandone espressione e rilievo sul piano evocativo. È una condizione da voyeur, quella dell’io pronto a riformulare ogni circostanza descrivendola, violandola. È soprattutto il tentativo di costruire un’equazione che possa racchiudere i fatti e le cose a cui l’esistenza del mondo ne derivi come accertata; e il sentire-vedere divenga memoria, assolutezza, e alle volte persino sentenza. Probabilmente questo poema appare, nei suoi versi più antologici e di immediata comprensione, anche storiografica intendo, una parafrasi azzeccata dell’occidente stesso: qui non c’è una sola deriva/ una diramazione fatale/ non sono io qui nel detto/ o nel già sentito/ né oltre la polvere diasporetica/ che sulla bara si posa/ o nel bar accanto/ che ci dice che è tardi/ tardi oramai anche per quelle frasi/ quel commiato che dà la misura/ il respiro della crasi – (da La camera ardente, pp.32). Non quindi una vera e propria palingenesi, ma per l’appunto un rimescolamento, un nuovo lancio dei dadi, un venir meno anche delle attese, dell’equilibrio auspicato, tempo che quand’anche prossimo alla fine è oltrepassamento, è limine, bivio; l’unica soluzione plausibile della scena. È questa tensione il maggior pregio della poesia di Michelangelo Zizzi, la riscoperta di un agone tragico che non mortifica, ma anzi esalta la forma rendendo il pathos fenomeno come “centro” in superficie, mimesis proxeon dell’intimo non più sottratto all’evidenza; questo è più che mai il luogo dove luce della rappresentazione diviene enérgheia, ovvero qualità di ciò che è attivo, che è forza, dolore, eros svelato. Del sangue occidentale rende inodierna l’indolenza che la nostra contemporaneità poetica sembra simulare, la dissacra in un’idea forte di canto. Questa contemporaneità che reggere bene in scena le masse di uno scontro tra civiltà (reale o presunto o solo strumentalizzato), prosegue ad affermarsi come sconfitta, improduttività, negazione che è tendenza, piena omologazione, fase feconda di un pensiero debole cosicché la stessa letteratura viene costantemente messa in discussione o meglio spacciata per ciò che non è. La letteratura quale esperienza profonda costituita dal linguaggio non può essere convenzionalità, cioè scrittura respinta dalla forma stessa tanto da ridursi a mera categoria, origine di un prodotto ad uso e consumo del più vasto pubblico possibile. Ben vengano in futuro opere d’ardua leggibilità e reale impegno come questa di Michelangelo Zizzi. Del Sangue Occidentale è, a mio modesto avviso, uno dei migliori poemetti pubblicati nell’ultimo decennio in Italia; frutto di una poetica difficile e spesso poco accettata (anche negli ambienti della critica militante, ed intendo quella più leale e non ideologica). Un lavoro affascinante che è assolutamente da leggere; un piccolo ma importante libro che non ha nulla an
che spartite con le mode, i cliché, e le aberrazioni pseudoculturali che l’autopromozione del mercato editoriale ha l’indecenza di definire letteratura.
(Recensione tratta da Atelier NUMERO 43, ANNO XI, SETTEMBRE 2006)
Asilo di mendicità
E’ stato pubblicato, per i tipi di Besa Editrice, “Asilo di mendicità”, seconda raccolta poetica di Simone Giorgino. Simone, che di recente ha inaugurato un blog dedicato alla poesia detta, Audiopoesia, è uno dei tre autori di Venenum. Ha pubblicato suoi versi su rivista e, soprattutto, li continua a portare con la sua voce e persona in reading e in rete. Il 2 Luglio, presso il Teatro Asfalto a Lecce sarà insieme a Andrea Cariglia e Piero Rapanà in Misericordia, uno spettacolo ispirato alla Recherche. Qui di seguito pubblico una poesia estratta da questo suo libro, una raccolta di versi la cui composizione è stata lunga e composita; il volume è accompagnato da due interventi critici inediti, uno mio e uno di Michele Truglia, dopo sette anni siamo di nuovo qui, qualcosa è cambiato, di sicuro abbiamo preso qualche schiaffo e calcio, magari siamo riusciti a tirare qualche boccata di aria salata, ma è stato un bagliore nella notte, e poi siamo tornati a correre a modo nostro, come dice Michele, esperto (non solo io) in corse e fughe. Fratelli, alla vostra!

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