Fessbuk, l’agorà sonora di Daniele Sepe.


Inserito da Gian Maria Greco in Cultura il 7 giugno 2010

Conflitti, legalità, giudici e sbeffeggiamento dei radicalchiccomunisti. È Fessbuk, l’ultimo disco dell’incendiario musicista Daniele Sepe, che qui racconta la sua genesi e perché se la prende col Pd, con Saviano e coi trentenni
«Al di là delle possibili interpretazioni malevole, Fessbuk vuol dire il libro dei fessi. C’è il libro dei morti, il libro verde, il libretto rosso e ci sono gli altri. In verità il nuovo disco, è nato dalle discussioni coi circa cinquemila frequentatori del mio profilo sul social network più popolare, Facebook appunto. Gli scontri avvenuti sulla mia bacheca, sugli argomenti più disparati dell’ultimo anno, dalla Palestina alla nonviolenza, dai radical chic a Saviano, sono stati l’ispirazione principale dell’album». Così parla l’incorreggibile e sovversivo maestro (è diplomato al Conservatorio) Daniele Sepe, sassofonista e bandleader napoletano, che ha appena pubblicato il nuovo cd Fessbuk-buonanotte al manicomio (per l’etichetta musicale del manifesto), jazz sferzante e corrosivo, con molta ironia e qualità, che viene presentato oggi a Napoli (Feltrinelli di Piazza dei Martiri, ore 18) e lunedì a Roma (Feltrinelli di via Appia Nuova, ore 18).

Te la prendi soprattutto con i trentenni troppo buonisti e poco proletari. Quel popolo di sinistra un po’ ondivago…
É il pensare di sinistra, oggi profondamente in crisi. Quello che hanno sostenuto per anni Giuliano Ferrara e Silvio Berlusconi è tracimato anche nel popolo di sinistra. Oggi l’ideologia è una cosa negativa, il marxismo è disprezzato, gli strumenti per analizzare la realtà non esistono più. C’è una grandissima confusione. Trovi persone su Facebook che si dichiarano anrchici-comunisti e hanno le foto di Falcone e Borsellino. Ma che c’entra il giustizialismo con la tradizione operaia? La legalità, cioè l’osservanza delle leggi, è un valore comunista? Non era il sistema per proteggere i più forti dai più deboli? Non mi pare da comunisti attestarsi sulla difesa della Costituzione.

Te la prendi persino con Saviano…in un momento non feliccissimo per il giovane scrittore che vive blindato…
E’ il risultato di una lunga discussione su Facebook sulla legalità. Se n’è parlato già troppo di Saviano e a sproposito. Gli auguro di vivere centanni, di fidanzarsi e di godersi quello che si è guadagnato. In tutto il disco si attacca una certa sinistra che per 15 anni non ha avuto argomenti per attaccare Berlusconi se non sulle donnine o sulla sue innumerevoli bugie. Una sinistra che non ha portato avanti un discorso culturale diverso nell’immaginare il futuro di un paese. Il Pd e gli altri hanno basato tutto sulla legalità e sono stati fregati dal sistema di potere berlusconiano. Non puoi credere che i magistrati ci salvino da Silvio, ormai è il paese dei furbi e dei fessi, Fessbook appunto.

Il tuo disco è pieno di ospiti, da Auli Kokko a Lino Vairetti, dal tunisino Marzuk Majiri (autore di una strepitosa strofa in arabo su Campagna) al chitarrista zappiano impenitente Sandro Oliva. la vera novità sono le raffiche dialettali di ShaOne, un pezzo del duo rap La Famiglia, autore di cinque brani compreso l’adattamento del pezzo dei Rage Against The Machine…
L’ho conosciuto recentemente, grazia a un’amica attrice. Credo che sia la persona che coi testi mi ha dato più soddisfazione. Ha una grande carica poetica senza perdere l’immediatezza. Suppongo che gli piaccia anche essersi cimentato in un’area più crossover, tesa e nervosa, molto più jazzata, rispetto al tipico accompagnamento d’hip hop napoletano.

Uno dei pezzi più interessanti è Histoire de l’ouvrier, una storia operaia d’oggi, quasi parodistica….
Nasce da un lungo blog sulla violenza politica. Ho avuto una discussione in svariate puntate con un lavoratore dell’Eutelia. Io sostenevo la causa dell’Eutelia, venire a Roma e scontrarsi con i poteri costituiti, gli ha fatto guadagnare altri sette mesi di cassa integrazione. Ho notato in questa discussione che tutti quelli nati tra il ‘70 e l’82 sono profondamente non violenti, sostengono che la violenza fa il gioco della destra e così via mentre quelli più anziani sono più possibilisti rispetto all’uso della violenza per cambiare le cose. Giusto il contrario di quello che è accaduto alla nostra generazione, oggi di mezzetà. A 20 anni eravamo scalmanati, volevamo rivoltare il mondo come un calzino e solo i radicali parlavano di non violenza, gli anziani ci chaimavano provocatori. Oggi si è tutto capovolto, i lavoratori si prendono le manganellate e non devono neanche parlare..In Carabina 30-30 c’è un omaggio a Ivan Della Mea, un piccolo ricordo di un grande cantautore e intellettuale che aveva scritto la sceneggiatura di Tepepa. Il frammento è un altro esempio di confusione, durante la rivoluzione messicana. Ha vinto la rivoluzione o l’esercito? si chiede uno di quelli che avevano imbracciato il fucile per combattere per l’indipendenza e si ritrova disarmato. Noi dobbiamo ritrovare la nostra grinta.

Intervista realizzata da Flaviano De Luca

tratta da il manifesto del 05.06.2010

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