Premio Renata Fonte alla Carfagna: lo sdegno delle figlie


Inserito da Gian Maria Greco in Cultura il 7 giugno 2010

Pubblichiamo la lettera  delle figlie di Renata Fonte, Viviana e Sabrina. Ciò che è successo è uno “schiaffo alla memoria” di una donna che ha dedicato la propria vita alla difesa della giustizia e  della legalità fino a sacrificarla. E’ per merito di Renata che uno dei luoghi più belli e suggestivi del Salento è stato strappato alla lottizzazione selvaggia e alla speculazione mafiosa, ed ora è tutelato da una  legge regionale ed è  Parco Naturale. Per questo Renata ha pagato con la vita. Per questo l’assegnazione di quel premio a quel personaggio ci indigna. Sottoscriviamo la lettera di Viviana e Sabrina e in particolare, riteniamo fondamentale istituire un Comitato di Garanzia che possa valutare l’assegnazione di un unico Premio dedicato alla memoria di Renata Fonte.

Arci I Sotterranei -  Copertino

A chi è destinato il “Premio Renata Fonte”, se non a coloro che incarnano i valori per i quali lei, che lo ha ispirato, ha sacrificato la sua vita? Quale messaggio si propone di trasmettere, se non quello alimentato dal coraggio e perpetuato dalla dedizione al Bene Comu…ne, in nome dei quali lei è ora solo nelle nostre storie e ci manca come l’aria? Il suo diritto alla memoria storica e collettiva e la trasmissione dei suoi valori che, nel corso degli anni hanno guidato l’impegno contro ogni forma di violenza e di sopraffazione su donne e minori dell’Associazione “Donne Insieme onlus” e del Centro Anti Violenza a lei dedicato, ci sembra siano venuti meno giovedì scorso, quando abbiamo assistito all’assegnazione dell’ambito riconoscimento leccese; la ieratica e suggestiva sala Maria D’Enghien del Castello Carlo V è stata teatro del ripetersi di un copione sempre uguale a se stesso: i Premi erano stati stabiliti senza il nostro consenso: ne eravamo state informate negli ultimi giorni precedenti e, addirittura, nel caso di quello della sezione “istituzioni” c’era stato fornito il nome di chi lo avrebbe ritirato, non di colei alla quale era stato effettivamente tributato. Solito copione, dunque, poiché le candidature e la scelta dei premiati sono, da undici edizioni, con l’eccezione di un paio di esse, di esclusiva ed arbitraria discrezionalità della Presidente dell’Associazione. A quale titolo, di grazia? Le nostre più che legittime rimostranze e/o i nostri sacrosanti dubbi in merito non sono mai stati presi in considerazione: ma in nome di che cosa, poi? Ci sembra di poter affermare che, se esiste qualcuno che possa esprimere un pensiero in merito ad un Premio intitolato a nostra madre, quelle siamo noi! Il finale della storia, però, è stato scritto diversamente, questa volta: un’ondata di indignazione sembra travolgere questo ormai inveterato – e privatissimo – malcostume e darci, finalmente, ragione. Ci sentiamo di affermare ad alta voce le ragioni di Renata, che sono, poi, anche le nostre, immodestamente ed indegnamente, tanto per cambiare. Se le finalità nell’attribuzione di un riconoscimento sono così meritorie ed alte, come, indubitabilmente, sono, nessuno si senta autorizzato a farne l’uso che ritiene più “comodo”; senza giochi di parole, nei quali siamo tutt’altro che brave, i due concetti “non fanno rima”. Ma, per onorare fino in fondo la memoria storica e collettiva – non certo appannaggio esclusivo di chi se ne riempie la bocca e non l’ha neanche conosciuta – ci sembra una soluzione auspicabile un Comitato di Garanzia, che esamini annualmente le candidature ed assegni il Premio, infine, uno solo, non un riconoscimento sbriciolato per “accontentare” qualcuno ed indispettire qualcun altro. E vengano, poi, a dirci che non era questo lo spirito di Renata!
Sabrina e Viviana Matrangola.

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