Terremotati e manganellati!


Inserito da Gianmarco in Controinformazione il 8 luglio 2010

La manifestazione di cinquemila aquilani si è portata con molta fatica da piazza Venezia a via del Corso, sempre bloccata dalla polizia in assetto antisommossa. Qualcuno è riuscito a raggiungere piazza Colonna, qualcun altro è svenuto per il caldo, Il sindaco Cialente si è preso una manganellata, ci sono due ragazzi feriti 3 milioni di metri cubi, calcinaccio più tegola meno. Ci vorrebbero 300mila grossi camion per portarli via dall’area del terremoto, per ripulire il pericolante scheletro di una città che sta morendo. L’Aquila muore e gli aquilani non possono neanche protestare a Roma, vengono offesi e manganellati dalle forze dell’ordine. Quei 300mila camion dovrebbero caricare le macerie e portarle a Milano 4, dove il ghepensmi president sta lavorando al suo personalissimo piano casa, in pieno parco Lambro, villini e villoni per giovani lombardi, altro che terremotati aquilani.
La manifestazione di cinquemila aquilani si è portata con molta fatica da piazza Venezia a via del Corso, sempre bloccata dalla polizia in assetto antisommossa. Qualcuno è riuscito a raggiungere piazza Colonna, qualcun altro è svenuto per il caldo, Il sindaco Cialente si è preso una manganellata, ci sono due ragazzi feriti.
Ma che razza di popolo stiamo diventando? Un paese che non riesce a risollevare una sua città, un centro storico fra i più vasti e belli d’Italia, che razza di paese è? E che governanti si è dato? Ormai gran parte degli aquilani parla della città al passato, comincia a rassegnarsi all’idea di una nuova gigantesca Pompei d’Abruzzo. Ma la rabbia resta, lo sdegno anche. Le case, anzi le C.A.S.E. con o senza le molle tecnologiche antiterremoto, non sarebbero mai bastate da sole per restituire la vita a una città come l’Aquila. Serviva saggezza, solidarietà reale, senso alto dello Stato, questo serviva. Invece Berlusconi ci ha portato il G8, si è fatto le passeggiate con Obama e la Merkel, e le foto di gruppo. Poi, arrivederci e grazie a tutti.

Da quelle parti non si è fatto più vedere, lui e lo Stato che ahinoi questo indegno ducetto rappresenta, grazie ai voti democraticamente espressi. L’Aquila, e i tanti altri pezzi di Italia dimenticati, massacrati da slavine, smottamenti e frane, non possono più attendere. Gli italiani più fortunati, che non hanno subito terremoti, slavine e frane devono pensare, riflettere sul destino ingrato di questi loro sfortunati fratelli, ai quali viene impedito perfino il diritto di protestare. I media televisivi hanno dimenticato l’Aquila, perfino sul web devi andarla a cercare – e la trovi, eccome se la trovi – nei tantissimi blog aperti per fare aprire gli occhi e la ragione. Devono, dobbiamo tutti riflettere su l’Aquila e su che cosa stia dietro al fallimento della sua ricostruzione. Perché non basterà mettere in galera un paio di furbetti che ridono al telefono e qualche boiardo di Stato con la coscienza pelosa. Non dovrà cadere nell’oblìo questo fallimento, che è poi esattamente la cifra dell’attenzione che Berlusconi nutre per il suo paese e i suoi concittadini.
Serve una frana davvero, enorme e salutare, per i consensi narcotizzati che lo hanno tenuto in sella fino ad ora. Inneschiamola noi, continuando a parlare dell’Aquila, che da vetta d’Italia è diventata il suo pozzo nero. Restituiamo l’Aquila agli aquilani e l’Italia agli italiani, mandando a casa – una delle tante che ha – il più pernicioso presidente del consiglio del nostro paese.

Stefano Olivieri,   07 luglio 2010, 13:30 aprileonline.info

il video dell’aggressione ai manifestanti.

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