<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>i Sotterranei - Circolo ARCI &#187; Cultura</title>
	<atom:link href="http://www.isotterranei.org/category/cultura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.isotterranei.org</link>
	<description>Circolo ARCI</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Feb 2012 10:45:24 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>&#8220;SocItalia&#8221; di e con Giulio Bufo</title>
		<link>http://www.isotterranei.org/2012/01/socitalia-di-e-con-giulio-bufo/</link>
		<comments>http://www.isotterranei.org/2012/01/socitalia-di-e-con-giulio-bufo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 22:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gian Maria Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Controinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di informazione]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.isotterranei.org/?p=2399</guid>
		<description><![CDATA[Circolo Arci &#8220;I Sotterranei&#8221;
via delle Grazie, 5 &#8211; Copertino (Le)
Per concerti ed eventi: events@isotterranei.org
Venerdì 13 gennaio 2012, ore 21:00
SocItalia -

C&#8217;è un filo storico che collega l&#8217;incontro di Teano (26 Ottobre 1860) e la fine del fermento del movimento dei movimenti (2002)? C&#8217;è un filo storico che collega il biennio rosso (1919-1920) e la costituzione &#8220;carta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">Circolo Arci &#8220;I Sotterranei&#8221;</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">via delle Grazie, 5 &#8211; Copertino (Le)</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">Per concerti ed eventi: <a href="mailto:events@isotterranei.org">events@isotterranei.org</a></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">Venerdì 13 gennaio 2012, ore 21:00</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">SocItalia -<br />
</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">C&#8217;è un filo storico che collega l&#8217;incontro di Teano (26 Ottobre 1860) e la fine del fermento del movimento dei movimenti (2002)? C&#8217;è un filo storico che collega il biennio rosso (1919-1920) e la costituzione &#8220;carta straccia&#8221;? C’è un filo storico che unisce il fallimento del CLN e la morte di Pasolini? C’è un filo storico che unisce Portella delle Ginestre all’omicidio Impastato? Questo è quello che cerco di spiegare in questa breve performance-reading, aiutato da testi di autori come Pasolini, Gaber, Del Re e brani musicali storici utili a sottolineare le 5 fasi (Teano, Biennio Rosso, CLN, 68-77, movimento dei movimenti) in cui ho divisa la storia d’Italia. In circa tre quarti d&#8217;ora si sviscera la storia nascosta di un unità d&#8217;Italia forzata, quella storia che spesso oltre i libri di scuola, bisogna leggere tra le righe.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">Il reading attualmente sta girando la Puglia ed ha già avuto 20 date da San Giovanni Rotondo (Foggia) a Tricase (Lecce).</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">Ingresso riservato ai soci ARCI.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">Circolo Arci &#8220;I Sotterranei&#8221;</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">via delle Grazie, 5 &#8211; Copertino (Le)</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">http://www.isotterranei.org/</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">http://www.myspace.com/isotterranei</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">http://www.youtube.com/group/isotterranei</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,Calibri,sans-serif;">Per concerti ed eventi: events@isotterranei.org </span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.isotterranei.org/2012/01/socitalia-di-e-con-giulio-bufo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>MIRACOLI AL CENTRO STORICO DI COPERTINO</title>
		<link>http://www.isotterranei.org/2012/01/miracoli-al-centro-storico-di-copertino/</link>
		<comments>http://www.isotterranei.org/2012/01/miracoli-al-centro-storico-di-copertino/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 12:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gian Maria Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.isotterranei.org/?p=2336</guid>
		<description><![CDATA[Questo è il titolo emblematico della serie di eventi previsti a Copertino per il 5 Gennaio 2012. Gli eventi, organizzati dalle associazioni Laboratorio di Idee Vico Serpe, Poiesis, I Sotterranei, L'Auramente, Casello 13, Agesci Copertino 1 e Italia Nostra, nascono con l'intento di sensibilizzare l'opinione pubblica riproponendo la questione della rivalutazione del Centro Storico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MIRACOLI AL CENTRO STORICO DI COPERTINO</p>
<p>Questo è il titolo emblematico della serie di eventi previsti a Copertino per il 5 Gennaio 2012.</p>
<p>Gli eventi, organizzati dalle associazioni Laboratorio di Idee Vico Serpe, Poiesis, I Sotterranei, L&#8217;Auramente, Casello 13, Agesci Copertino 1 e Italia Nostra, nascono con l&#8217;intento di sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica riproponendo la questione della rivalutazione del Centro Storico.<br />
Si parte, quindi, alle 18.00 presso la Colonna di S. Sebastiano (piazza Umberto I) col festoso corteo dei figuranti del Laboratorio Errante GIGAMONDO che guiderà gli spettatori alla scoperta dei vicoli piu&#8217; nascosti, trascurati ma ricchi di fascino del Centro Storico.<br />
In Vico Serpe (attuale via Pietro Micca ) dalle 20.00 IN PUNTO alle 23.00 si alterneranno letteratura, teatro e musica.<br />
Si inizia con lo spettacolo di teatro-canzone dell&#8217;attore ANTONIO CALO&#8217; con la partecipazione straordinaria di MINO DE SANTIS, un&#8217;occasione per assistere a brani e  composizioni risalenti a molti anni fa e raramente rappresentati in  pubblico.<br />
Si prosegue con una versione speciale di &#8220;Invenzione a due  voci&#8221;, un progetto di MARCO BARDOSCIA (contrabbasso) e RAFFAELE  CASARANO (sassofono), due dei più importanti musicisti della Young Italian Jazz Generation.<br />
Un vero e proprio viaggio attraverso l&#8217;elettronica e i pensieri in cui  il ritmo e la suggestione delle note diventano incanto da vivere sulla  pelle.<br />
L&#8217;itinerario si conclude con il giovane scrittore MINO PICA  che dal suo libro &#8220;Cucina Interiore&#8221; (Lupo Editore), dispenserà ricette  &#8220;mal-ironiche&#8221; contro ritmi frenetici e conformismo imperante.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.isotterranei.org/2012/01/miracoli-al-centro-storico-di-copertino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Chiuso nella stanza con Jack K.&#8221; di e con Maurizio Leo</title>
		<link>http://www.isotterranei.org/2011/12/chiuso-nella-stanza-con-jack-k-di-e-con-maurizio-leo/</link>
		<comments>http://www.isotterranei.org/2011/12/chiuso-nella-stanza-con-jack-k-di-e-con-maurizio-leo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 15:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gian Maria Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.isotterranei.org/?p=2286</guid>
		<description><![CDATA[Evento davvero speciale lunedì 19 dicembre ai Sotterranei. Maurizio Leo, scrittore e poeta leccese così tanto apprezzato a livello nazionale e internazionale quanto schivo leggerà il suo testo "Chiuso nella stanza con Jack K." Si tratta di un dialogo-monologo intimo, feroce e denso tra l'autore e Jack Kerouac. Un testo scritto da Maurizio Leo negli anni '80 e mai letto in pubblico. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Circolo Arci &#8220;I Sotterranei&#8221;<br />
via delle Grazie, 5 &#8211; Copertino (Le)<br />
Per concerti ed eventi: events@isotterranei.org</p>
<p>Lunedì 19 dicembre 2011, ore 21:00 IN PUNTO</p>
<p>&#8220;Chiuso nella stanza con Jack K.&#8221; &#8211; letture di Maurizio Leo.<br />
Interventi di Luciano Pagano e Stefano Donno.</p>
<p>Evento davvero speciale lunedì 19 dicembre ai Sotterranei. Maurizio  Leo, scrittore e poeta leccese così tanto apprezzato a livello nazionale  e internazionale quanto schivo leggerà il suo testo &#8220;Chiuso nella  stanza con Jack K.&#8221; Si tratta di un dialogo-monologo intimo, feroce e  denso tra l&#8217;autore e Jack Kerouac. Un testo scritto da Maurizio Leo  negli anni &#8216;80 e mai letto in pubblico. La lettura del testo sarà  alternata da lettura di altri testi di Maurizio Leo a cura di Luciano  Pagano e Stefano Donno, con accompagnamento musicale di Pierpaolo Leo e .</p>
<p>Maurizio Leo.<br />
Classe 1959. Vive e  opera a Copertino, Lecce. Da circa 15 anni porta avanti con immensi  sacrifici di impegno e di tempo una piccola casa editrice I Quaderni del  Bardo, paragonabile solo per qualità editoriale ai libri di Vanni  Scheiwiller. Non ha una distribuzione, nè un catalogo, non ha un ufficio  stampa, non ha un correttore di bozze questa preziosa realtà che agisce  nell’instabile e multiforme mondo dei libri, eppure nei suoi sedici  titoli troviamo nome come Paolo Valesio della Yale University, un  inedito di Vittore Fiore che ha impegnato e ha fatto ruotare attorno a  questo volume, energie intellettuali come Massimo Melillo, Domenico  Fazio, Rina Durante, e ancora Maurizio Nocera e Elio Coriano. Sempre  rigorosamente da solo Maurizio Leo cura Il Bardo, una rivista a  distribuzione gratuita (militante ad onor del vero), con un inserto  dedicato alla poesia Allestimento che di recente ha ospitato un inedito  del poeta cileno Arturo Morales premiato nel 2005 all’Olio della Poesia.</p>
<p>Nota su Maurizio Leo a cura di Luciano Pagano.<br />
Maurizio Leo è nato nel 1959, ho visto uno dei suoi primi libri circa  tre anni fa, nella biblioteca del FondoVerri di Lecce, rimasi  incuriosito da questo oggetto, pagine nere con caratteri bianchi, veste  tipografica ineccepibile, troppo difficile che fosse un’autoproduzione e  se lo era, era fatta proprio bene. Il libro si intitolava Fobia, un  testo pubblicato in veste simile nel 1984, quando l’autore aveva  ventiquattro anni. Presumo quindi che Fobia sia una delle sue prime  opere. Presumo perché l’autore è sfuggente, è una persona di poche  parole cui non piace perdersi in chiacchere su come vanno le cose con  gli editori. La mia prima impressione, ripeto, è stata quella di avere  tra le mani un’edizione molto curata. Passa il tempo e de ‘I Quaderni  del Bardo’ riesco a reperire qualche copia nei modi più disparati. I  volumi sono in tiratura limitata, tra i duecento ed i cinquecento  esemplari. Questo limite non è tale, è una scelta rigorosa dettata  dall’intenzione di dare ‘valore’ aggiunto alla propria operazione  culturale. Infatti i titoli usciti, in questi ultimi anni sono 14, un  numero elevato se si considera il lavoro che sta dietro ad ogni volume,  la tessitura delle relazioni che fanno di ogni uscita un ‘rapporto  umano’ tra Maurizio Leo e gli autori. Maurizio Leo rappresenta un  esempio atipico di produzione culturale, un esempio di tenacia e  pazienza. Gli autori di cui si sente eco negli scritti di Maurizio  appartengono alla Beat Generation, passando per Breton o Lautréamont. La  sua è una sperimentazione che investe la lingua, le sue poesie seguono  un ritmo sincopato, che soltanto alla vista ricordano i refrain di  Mexico City Blues, una volta lette lasciano l’amaro in bocca. La  sperimentazione della prosa è verticale, soprattutto in Fobia, un testo  da cui si esce senza fiato per respirare. E’ tuttavia riduttivo parlare  di lui attraverso le sue opere, che semmai vanno (ri)cercate e lette.  L’autore è anche redattore da tredici anni della rivista il ‘Bardo’,  distribuita capillarmente e gratuitamente sul territorio, in librerie ed  edicole, a Copertino, Lecce, Maglie, Galatina, Nardò, Gallipoli e  Leverano. Inserisco l’elenco de ‘I Quaderni del Bardo’ per dare modo a  chi fosse interessato di mettersi in moto. Nella sezione testi di questo  sito troverete qualcosa di suo da leggere. LP 1 M. LEO, Dogmaginazione,  1992, 2 V. ZACCHINO Religiosità e Tradizione nelle poesie di S.  Giuseppe da Copertino, 1993, 3 M. LEO, L’albergo di latta, 1994, 4 M.  LEO, Fobia, 1995, 5 A. GIORGI, Le pantee grigie, 1996, 6 E.A.  BUONGIORNO, Varvara, 1996, 7 C. TUNDO, Nequizia, 1996, 8 M. LEO non  suona più il jukebox nell’appartamento di allen, 1998, 9 P. VALESIO,  Anniversari, 1999, 10 S. DONNO, Monologo &#8211; +, 2000, 11 AA.VV. Absentia,  2000, 12 M. LEO il bazar delle parole scomposte, 2002, 13 V. FIORE  Nicola a Copertino, 2003, 14 G. COSI Sette lustri di vita lequilese,  2003.</p>
<p>Ingresso riservato ai soci ARCI.</p>
<p>Circolo Arci &#8220;I Sotterranei&#8221;<br />
via delle Grazie, 5 &#8211; Copertino (Le)<br />
<a rel="nofollow nofollow" href="../" target="_blank">http://www.isotterranei.org/</a><br />
<a rel="nofollow nofollow" href="http://www.myspace.com/isotterranei" target="_blank">http://www.myspace.com/isotterranei</a><br />
<a rel="nofollow nofollow" href="http://www.youtube.com/group/isotterranei" target="_blank">http://www.youtube.com/group/isotterranei</a><br />
Per concerti ed eventi: events@isotterranei.org</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.isotterranei.org/2011/12/chiuso-nella-stanza-con-jack-k-di-e-con-maurizio-leo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cucina narrativa</title>
		<link>http://www.isotterranei.org/2011/08/cucina-narrativa/</link>
		<comments>http://www.isotterranei.org/2011/08/cucina-narrativa/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 13:46:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gian Maria Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.isotterranei.org/?p=2194</guid>
		<description><![CDATA[Giovedì 1 settembre ai Sotterranei Arci: Antonio Pagliara e Gian Maria Greco cucineranno il nuovo libro di Antonio Pagliara: RICADUTE NARRATIVE DELLA CONTINGENZA ESISTENZIALE (Lupo Editore). Sommelier Adriano Imperiale, Maitre Massimiliano Manieri. Caffè e ammazzacaffè a cura di Luigi Bruno. Ore 21 IN PUNTO.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 1 settembre ai Sotterranei Arci:</p>
<p>Antonio Pagliara e Gian Maria Greco cucineranno il nuovo libro di Antonio Pagliara: RICADUTE NARRATIVE DELLA CONTINGENZA ESISTENZIALE (Lupo Editore).</p>
<p>Sommelier Adriano Imperiale</p>
<p>Maitre Massimiliano Manieri</p>
<p>Caffè e ammazzacaffè a cura di Luigi Bruno.</p>
<p>Ore 21 IN PUNTO.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.isotterranei.org/2011/08/cucina-narrativa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una foto e lo stigma. Franco Bomprezzi*</title>
		<link>http://www.isotterranei.org/2011/08/una-foto-e-lo-stigma-franco-bomprezzi/</link>
		<comments>http://www.isotterranei.org/2011/08/una-foto-e-lo-stigma-franco-bomprezzi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 16:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianmarco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.isotterranei.org/?p=2189</guid>
		<description><![CDATA[La morale? Non c’è, o meglio, sarebbe troppo lunga. Mi limito a riflettere: quanta strada ancora dobbiamo percorrere perché lo stigma e il pregiudizio ci abbandonino? “How many roads must a man walk down, before you call him a man…” (“Blowing in the wind”, Bob Dylan, 1962).

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Osservate bene questa foto. Che cosa vedete? C’è sicuramente una  persona in sedia a rotelle, che si gira per parlare con due signori in  piedi alle sue spalle. Sullo sfondo altre persone e si capisce che siamo  in un luogo pubblico. L’uomo con la cravatta  che si china leggermente verso la persona disabile è assai noto. Il  signore accanto a lui, che sembra in quel momento spingere la sedia a  rotelle, è abbastanza conosciuto. Meno del primo, ma comunque è  sicuramente riconoscibile. La persona in sedia a rotelle spicca per  essere meno elegante degli altri due, indossa una vistosa polo rossa,  denota una pancia purtroppo non indifferente, e si capisce che fa un po’  fatica a parlare con i due in quella posizione non troppo confortevole.</p>
<p>Questa foto, pubblicata su facebook nella pagina “<a href="http://www.facebook.com/pisapiaxmilano">Giuliano Pisapia sindaco x Milano</a>“,  fa parte di un album intitolato, in modo asettico: “Ferragosto con i  cittadini: Centro Ricreativo Porta del Cuore”. La didascalia di questa  immagine è assolutamente stringata e inconfutabile: “Pierfrancesco  Majorino, Franco Bomprezzi e Giuliano Pisapia”. Inutile dire che il  signore assai noto è Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, la persona  abbastanza nota, che sembra spingere la sedia a rotelle, è l’assessore  alle politiche sociali, Pierfrancesco Majorino. Il terzo, in sedia a  rotelle, sono io. Chi mi conosce sa bene chi sono e che cosa faccio. Ma  molti “fans” del sindaco probabilmente no. E così accade che si possano  leggere, a corredo di questa foto, alcuni commenti particolarmente  significativi. Li riporto (ovviamente non li giudico in alcun modo, mi  limito a registrarli): “<strong>gesto lodevole.</strong>.”, “Speriamo non sia solo retorica, tutti i sindaci nelle feste comandate vanno a trovare i <strong>meno abbienti…”</strong>, “un sindaco a ferragosto <strong>insieme ai disabili.</strong>…”, “Ke persona umana e sensibile!! Invece di trascorrere il ferragosto in localita’ balneari lo passa in una citta’ accaldata <strong>insieme alle persone ke soffrono</strong>…”.  Ecco fatto. Sono tutti commenti positivi (per il sindaco). Ma sono  tutti commenti che partono da una convinzione secca, precisa, neppure un  attimo di dubbio: il signore in sedia a rotelle nella foto  evidentemente è una persona che soffre, è un bisognoso, ed è bello che  il sindaco abbia tanta sensibilità umana.</p>
<p>Questa foto, con i relativi commenti, secondo me chiarisce in modo esemplare che cosa si intende per <strong>pre-giudizio</strong>, e per <strong>stigma sociale</strong>. Io, nell’immaginario collettivo, <strong>sono prima di tutto la mia carrozzina</strong>.  Poi sono sicuramente una persona fragile, debole, sofferente. Solo chi  mi conosce direttamente sa bene il motivo per il quale io ero lì,  insieme al sindaco e all’assessore. Ero lì perché sono consulente del  sindaco e dell’assessore sulle politiche per la disabilità. Ho un ruolo  politico, dunque, e di competenza specifica. Ma chi vede la foto, e non  sa, arriva immediatamente al giudizio, ed è curioso che questo avvenga  in modo così netto in una situazione particolare, che è di pieno  apprezzamento per il “gesto” del sindaco. Non ricordo, adesso, che cosa  ci stessimo dicendo in quell’istante. Molto probabilmente stavo  scherzando con Pisapia a proposito dei tantissimi baci e abbracci che  stava ricevendo in quelle ore da parte di anziane signore entusiaste. E  Majorino – questo lo ricordo bene – mi stava dicendo, sottovoce: “Ecco,  adesso diranno che sto spingendo un disabile….”. Ironia profetica. Con  Pierfrancesco su questo punto parliamo assolutamente la stessa lingua e  il giovane assessore ha capito perfettamente quanto sia importante far  comprendere la dignità e l’autonomia delle persone con disabilità. Io  per lui sono un amico e – in piccola misura – un punto di riferimento  per confrontare idee e iniziative in un settore così delicato e  complesso come quello dei servizi alle persone con disabilità.</p>
<p>Del resto in quella bellissima giornata di Ferragosto, trascorsa  assieme al sindaco, all’assessore e ai funzionari del Comune, in più di  una occasione l’equivoco e il pregiudizio stavano per travolgermi con  effetti comici degni di una gag. In una casa di riposo, ad esempio, una  balda signora che si riteneva evidentemente al centro delle operazioni  organizzative mi ha pregato – dandomi ovviamente del tu – di spostarmi  dal centro del corridoio per lasciar passare il sindaco, che sicuramente  (così mi tranquillizzava) “si sarebbe fermato a dare un saluto anche a  me”. In un centro ricreativo, in un attimo di tranquillità, altri  gentilissimi anziani volevano rimpinzarmi di pizzette e di salatini,  mentre attendevo che l’assessore terminasse un colloquio un po’  riservato. Non mi offendo mai, non sono permaloso, ma mi limito a  osservare e a sorridere.</p>
<p>In generale, durante questa prima uscita pubblica, in un ruolo di  supporto al sindaco e all’assessore, ho notato quanto sia difficile  muoversi con leggerezza e autonomia, in sedia a rotelle, specie quando,  per stanchezza o per essere particolarmente veloci negli spostamenti,  c’è bisogno di un piccolo aiuto, insomma, di una spinta. Improvvisamente  mi sono reso conto di quanto pesi la perdita – sia pure momentanea – di  autonomia decisionale. Niente di drammatico, anzi devo ringraziare  tutti coloro che mi hanno, di volta in volta, dato una mano: va detto  che, ovviamente, abbiamo incontrato nel percorso anche molte piccole  barriere, rampe dalle pendenze montanare, gradini maligni, porte  strette, passaggi attraverso percorsi secondari (quante cucine e  ripostigli si visitano quando ci si muove in sedia a rotelle…). Ultima  notazione curiosa: ci siamo spostati, per l’intera giornata, con un  radiobus, unico mezzo decisamente accessibile, e comodo per tutti, non  solo per me. Anche in questo caso è sfuggita, nei commenti alle foto, la  motivazione – banale – di questa scelta, che non aveva alcuna  connotazione “politica” ma solo pratica.</p>
<p>La morale? Non c’è, o meglio, sarebbe troppo lunga. Mi limito a  riflettere: quanta strada ancora dobbiamo percorrere perché lo stigma e  il pregiudizio ci abbandonino?<em> “How many roads must a man walk down, before you call him a man…” </em>(“Blowing in the wind”, Bob Dylan, 1962).</p>
<h5><strong>Franco Bomprezzi</strong></h5>
<p>Giornalista e scrittore, classe 1952. Vive e lavora in sedia a  rotelle. Attualmente “free lance” per scelta, si dedica alla  comunicazione sociale e all’informazione sulla disabilità. Nominato  Cavaliere dal presidente Napolitano, il 3 dicembre 2007. Da allora ha  tagliato anche i baffi.</p>
<p>articolo tratto da www.vita.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.isotterranei.org/2011/08/una-foto-e-lo-stigma-franco-bomprezzi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scalo Merci Festival</title>
		<link>http://www.isotterranei.org/2011/08/scalo-merci-festival/</link>
		<comments>http://www.isotterranei.org/2011/08/scalo-merci-festival/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Aug 2011 08:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianmarco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.isotterranei.org/?p=2170</guid>
		<description><![CDATA[ “Luoghi comuni” è il titolo della prima edizione dello Scalo Merci Festival. Come spazio mentale, il luogo comune è un’opinione diffusa e accettata superficialmente, alcune volte pregiudiziale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Luoghi comuni” è il titolo della prima edizione dello  Scalo Merci Festival. Come spazio mentale, il luogo comune è un’opinione  diffusa e accettata superficialmente, alcune volte pregiudiziale. Come  spazio fisico invece è una zona di passaggio condiviso, di incontro se  pure fortuito o obbligato, come può essere una stazione ferroviaria. Non  è sempre un male, dunque, attraversare un luogo comune. Al contrario  può rivelarsi un evento emozionante e necessario che si trasforma  agilmente nel transito nella memoria o nell’immaginario collettivo. Con  questa consapevolezza la prima edizione dello Scalo Merci Festival si  svolge nella stazione ferroviaria di Copertino, punto d’arrivo di  convogli speciali,  carichi di produzioni artistiche create per  l’occasione. In questo spazio di passaggio – di arrivi, partenze e  attese – i visitatori saranno attivamente coinvolti nelle performances e  negli  happening previsti.   I temi  trattati nel primo appuntamento  vogliono stimolare la riflessione sull’impatto passivo o attivo che  ognuno di noi ha con il luogo di condivisione per eccellenza, la natura.  Pensiamo che piccoli gesti quotidiani non miglioreranno mai l’ambiente  circostante? Questo è soltanto un cattivo ‘luogo comune’.</p>
<p>Il  progetto nasce con l’obiettivo di far partire, dalla stazione di  Copertino, quel convoglio che trasporterà questa linfa nel paese vicino e  da lì ancora oltre, in un processo di contaminazione vitale necessario a  costruire un grande sistema pulsante, attraverso tutti gli scali  ferroviari salentini.<br />
<strong><br />
Programma</p>
<p>Ore 20.00</strong> &#8211; P<strong>resentazione del progetto festival<br />
dibattito: Ambiente: luogo comune?<br />
con videoproiezione del censimento delle discariche abusive<br />
nel comune di Copertino realizzata dall&#8217;associazione di<br />
di promozione sociale “Coperattivi”<br />
</strong><br />
<strong>concerto: Shash Jihat (Jacopo Andreini, Claudia Cancellotti)</strong></p>
<p><strong><em>performance artistica con materiale riciclato a cura di Amorette Chiossi</em></strong></p>
<p><strong>concerto: Oh Petroleum</strong></p>
<p><strong><em>performance teatrale “La città comincia ad esistere” di Emanuele Raganato con Santino Panettella</em></strong></p>
<p><strong>performance musicale Pierpaolo Leo &amp; Urkuma<br />
+ HEM VISUAL SHOW<br />
Toy Boy &#8211; selezione rock-psichedelia</strong></p>
<p><strong>mostra fotografica a cura di CoperAttivi + artisti vari</p>
<p><em>Installazione artistica Annalisa Macagnino &#8211; Loredana Cascione &#8211; Marzia Quarta<br />
(opere con materiale ricilclato)</em></strong><em><br />
</em><br />
banchetti informativi:<br />
C<em>emar  sas – ADECO – ECOM srl &#8211; Rete dei Caselli SudEst &#8211; Area Marina di Porto  Cesareo – Legambiente Porto Cesareo – Sum &#8211; Casello 13 &#8211; 2° polo  Casarano &#8211; Agricoltura Bene Comune &#8211; I Sotterranei arci.</em></p>
<p><strong>Evento organizzato da: ACMElab, Casello 13, CoperAttivi, I  Sotterranei Arci,  Ravel, col patrocinio del Comune di Copertino</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.isotterranei.org/2011/08/scalo-merci-festival/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Breivik, Borghezio e Bersani. Ovvero i tradimenti della “costola della sinistra”</title>
		<link>http://www.isotterranei.org/2011/08/breivik-borghezio-e-bersani-ovvero-i-tradimenti-della-%e2%80%9ccostola-della-sinistra%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.isotterranei.org/2011/08/breivik-borghezio-e-bersani-ovvero-i-tradimenti-della-%e2%80%9ccostola-della-sinistra%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 08:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianmarco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.isotterranei.org/?p=2150</guid>
		<description><![CDATA[Esiste un Paese europeo nel quale il segretario del maggior partito di  opposizione, metamorfosi del vecchio partito comunista, si fa  intervistare dal quotidiano di un partito secessionista di estrema  destra, che partecipa alla coalizione di governo, per proporgli un patto  politico “per il federalismo”.
Un patto, egli aggiunge, fra “le sole  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste un Paese europeo nel quale il segretario del maggior partito di  opposizione, metamorfosi del vecchio partito comunista, si fa  intervistare dal quotidiano di un partito secessionista di estrema  destra, che partecipa alla coalizione di governo, per proporgli un patto  politico “per il federalismo”.</p>
<p>Un patto, egli aggiunge, fra “le sole  due vere forze popolari e autonomiste”, checché ne pensi chi sostiene  che una delle due è eversiva e razzista. Questo Paese è l’Italia.  L’intervistato è Pier Luigi Bersani. Il partito al governo è la Lega  Nord, quello all’opposizione è il Partito Democratico. Naturalmente è  sempre possibile nascondere la cenere sotto il tappeto. Cioè confinare  parole come quelle di Bersani in un limbo eccentrico, attribuirle a una  patologia marginale e tutto sommato fisiologica in ogni democrazia,  quella (generica) dell’opportunismo.</p>
<p>Solo che, per compiere questa de-classificazione, che è anche una  rimozione, è necessario dimenticare che Bersani non fa parte di una  frangia di rincitrulliti che farnetica sul web, roba che può interessare  solo la gerontologia o la psichiatria. Bersani perpetua una tradizione  di lungo corso, quella del geniale inventore della formula “costola  della sinistra”, il quale ha governato con piena legittimità il nostro  Paese.</p>
<p>Oggi faremmo bene a rammentare le parole pronunciate da Bersani  cinque mesi fa, poiché ci aiutano a inquadrare con un minimo di lucidità  e coraggio una delle molte ragioni per cui un esponente della Lega  Nord, l’eurodeputato Mario Borghezio, possa spingersi fino ad affermare  pubblicamente che le posizioni di Breivik, l’autore della strage di  Oslo, “sono sicuramente condivisibili, alcune ottime al netto della  violenza”.</p>
<p>Ora, se Borghezio osa accreditare le idee deliranti che hanno  ispirato il massacro di 76 giovani norvegesi inermi, nessuno potrà  levargli la patente del fanatico paranoide, ma nessuno potrà isolare le  sue asserzioni (politiche nelle intenzioni e nelle conseguenze) dal  contesto ideologico, culturale e sociale nel quale sono nate, hanno  potuto nutrirsi, attecchire, infine spingersi fino alla rivendicazione  della “sacrosanta crociata cristiana contro la deriva islamista”.</p>
<p>Il contesto,  la famosa “acqua in cui nuota” la violenza, è una  questione che riguarda la società italiana intera, i suoi media, le  parole messe in circolo, i suoi giornalisti e i suoi scrittori, i suoi  politici, la responsabilità di chi prende la parola in pubblico,  soprattutto se ricopre cariche elettive.<br />
Il contesto è quello in cui un rispettabile quotidiano, uno dei due maggiori, lancia, pubblicandolo come inserto, il delirante <em>La Rabbia</em><em> e l’Orgoglio</em> di Oriana Fallaci, che Borghezio giustamente ricorda come propria ideologa. E’ come se in Francia, per fare una comparazione, <em>Le Monde</em> avesse pubblicato uno scritto omogeneo alle posizioni del <em>Front national</em>.</p>
<p>Il contesto è quello di una straordinaria indulgenza o  sottovalutazione del fenomeno Lega Nord fin dalla sua nascita e dopo,  quando il Carroccio consolidava i rapporti con l’internazionale nera e  andava palesandosi come “un movimento eversivo, razzista e  tendenzialmente totalitario” (W. Peruzzi e G. Paciucci, <em>Svastica verde, </em>Editori  Riuniti 2011, p. 11). Mentre il Carroccio moltiplicava e radicalizzava  dichiarazioni e imprese razziste, omofobe e sessiste, v’era chi –perfino  qualche studioso “antirazzista”- si adoperava nell’impresa di  derubricare il leghismo a fenomeno goliardico, a folklore, a innocuo  populismo, dipingendolo perlopiù come un partito “né di destra, né di  sinistra”,  “pragmatico e non ideologico”, “con forte radicamento  territoriale e popolare”, “con una composizione sociale eterogenea”, <em>ergo</em> immune dai  caratteri tipici delle destre estreme.</p>
<p>Insomma, dalla “costola della sinistra” dalemiana in poi, vi è sempre  stato un drappello di politici e commentatori anche di sinistra (o  quasi) che hanno legittimato come sostanzialmente democratico il partito  di Bossi e tentato più volte accordi politici (la proposta del patto  per il federalismo di Bersani è figlia del dialogo sulle “riforme”). E  non solo: nell’illusione di arginare l’espansione leghista e catturare  consenso elettorale, alcuni partiti di centrosinistra hanno incluso  nella propria agenda politica e nei programmi governativi temi e norme  sicuritari e anti-immigrati, in parte mutuati dalla stessa Lega.</p>
<p>Certo, questa volta il Carroccio si è reso conto d’averla fatta  grossa. Ma a chi ha affidato il compito di prendere le distanze  ufficialmente dal disinfettatore di vagoni ferroviari? A Calderoli,  ministro della Semplificazione, cioè all’inventore del “Maiale day”, al  sostenitore della castrazione chimica per gli stupratori, a colui che  nel 2009 definì le assistenti familiari “badanti del sesso e della  droga”, a uno dei mandanti morali della strage del 2006 di 11 cittadini  libici, massacrati dalla polizia a Bengasi, davanti al Consolato  italiano. Uccisi mentre protestavano per la vignetta anti-musulmana che  l’allora ministro delle Riforme, in un clima di rovente polemica  internazionale, aveva ostentato provocatoriamente durante un’intervista  televisiva.</p>
<p>Infine, su un punto Borghezio ha perfettamente ragione: quando  afferma che le idee di Breivik, che sono anche le sue,  “collimano al  cento per cento con quelle espresse dai movimenti che ormai prendono il  20 per cento dei voti in Europa, cioè cento milioni di persone”. In  Europa, negli anni più recenti, l’onda nera ultrarazzista, antisemita,  antimusulmana, nazionalista, in alcuni casi secessionista, va  allargandosi dall’Austria all’Olanda, dal Belgio all’Ungheria, dalla  Francia alla Germania, dalla Gran Bretagna ai Paesi scandinavi. Né  mancano, oltre all’italiano, casi di partiti di estrema destra che  sostengono (o hanno sostenuto) i governi oppure che ne fanno (o ne hanno  fatto) parte.</p>
<p>Per concludere. Fino alle parole “cariche elettive” non ho fatto  altro che riprendere e interpolare “La Lega e la sindrome norvegese”,  l’articolo del 27 luglio di Michele Serra, che trovate qui.</p>
<p>La parafrasi ironica del pezzo di Serra, che ringrazio per  l’ispirazione, mi è utile a dire che  oggi, dopo il massacro di Oslo, è  relativamente facile prendersela con il coté più estremista,  incontinente o stragista dell’Europa dell’intolleranza, del razzismo,  della crociata antimusulmana. Ma qualche responsabilità non risiede  anche nel versante perbenista e rispettabile, quello che ha contribuito,  sia pur solo per ignavia o miopia, ad alimentare le acque in cui  nuotano i pesci mostruosi della mai archiviabile vocazione europea al  fascismo, al razzismo, alla soluzione finale?</p>
<p><strong>Annamaria Rivera</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.isotterranei.org/2011/08/breivik-borghezio-e-bersani-ovvero-i-tradimenti-della-%e2%80%9ccostola-della-sinistra%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Porca Miseria. Storie da salumeria</title>
		<link>http://www.isotterranei.org/2011/07/porca-miseria-storie-da-salumeria/</link>
		<comments>http://www.isotterranei.org/2011/07/porca-miseria-storie-da-salumeria/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 00:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gian Maria Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.isotterranei.org/?p=2105</guid>
		<description><![CDATA[Pane, vino e tanti racconti. Vieni alla salumeria negri, aspettiamo anche la tua storia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LUPO EDITORE</p>
<p>I Sotterranei &#8211; Arci</p>
<p>POIESIS &#8211; Associazione di Promozione Sociale<br />
22 LUGLIO 2011<br />
ore 21.30</p>
<p>&#8220;PORCA MISERIA STORIE DA SALUMERIA&#8221;</p>
<p>Pane, vino e tanti racconti.<br />
Vieni alla salumeria negri, aspettiamo anche la tua storia.</p>
<p>NUBES<br />
Ass. Culturale</p>
<p>LUPO EDITORE<br />
SALUMERIA COSIMO NEGRI</p>
<p>Media Partner:<br />
REBEL COMUNICAZIONE<br />
OVERECO</p>
<p>22 Luglio 2011 &#8211; Ore 21,30 Piazzetta Mazzini &#8211; Copertino (LE)</p>
<p>Special Guest: MINO DE SANTIS IN CONCERTO ACUSTICO</p>
<p>Ingresso libero &#8211; Vino Gratis per tutti<br />
e se compri un libro, panesalame incluso nel prezzo di copertina</p>
<p>Tra gli altri racconteranno storie; Raffaele Polo, Piero Rapanà, Mauro Marino, Loredana De Vitis, Massimiliano Manieri, Giuseppe Cristaldi, Gianluca Conte, Stefano Donno, Luciano Pagano, Silvana Zaccaria, Simone Franco, Gianni Minerva, gli autori del gruppo &#8220;Contrabbando Poetico&#8221;.</p>
<p>[adesioni in corso...]</p>
<p>[bevete responsabilmente, scrivete irresponsabilmente]</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.isotterranei.org/2011/07/porca-miseria-storie-da-salumeria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Contro la libertà (e la logica)</title>
		<link>http://www.isotterranei.org/2011/07/contro-la-liberta-e-la-logica/</link>
		<comments>http://www.isotterranei.org/2011/07/contro-la-liberta-e-la-logica/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 15:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianmarco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.isotterranei.org/?p=2092</guid>
		<description><![CDATA[Quando venne approvata da questo governo l’infame legge che obbligava i medici a denunciare gli immigrati non in regola, in moltissimi ospedali e ambulatori vennero affissi volantini con su scritto: «Noi curiamo, non denunciamo». ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando venne approvata da questo governo l’infame legge che obbligava  i medici a denunciare gli immigrati non in regola, in moltissimi  ospedali e ambulatori vennero affissi volantini con su scritto: «Noi  curiamo, non denunciamo». Speriamo che un simile sussulto di dignità e  deontologia professionale colga nuovamente i medici e che in tutte le  terapie intensive, in tutti i reparti che ospitano malati in condizioni  molto gravi, ma anche in tutti gli studi medici, gli ambulatori, i  consultori venga scritto a caratteri cubitali: «Noi curiamo, non  torturiamo».</p>
<p>Perché a questo saranno obbligati i medici che non vorranno violare la nuova legge <em>contro</em> il testamento biologico, approvata ieri alla Camera (e che dovrà adesso  tornare in Senato, poiché a Montecitorio sono state approvate delle  modifiche, perggiorative, al testo già passato a Palazzo Madama). Una  legge che è in realtà un cavallo di Troia per introdurre nel nostro  ordinamento alcuni (assurdi e impraticabili) divieti circa i  comportamenti da adottare quando si è alla fine della propria vita,  completamente dipendendenti dagli interventi medici per continuare a  vivere</p>
<h6>
<dl><strong> </strong></dl>
</h6>
<p>La quale prevede anche una ciliegina sulla torta. Nel caso in cui le  Dat non prevedano la nomina di un fiduciario, la nuova legge stabilisce  che il compito del fiduciario sia svolto dai familiari «indicati dal  Codice civile». Un modo subdolo per escludere dalle decisioni sul fine  vita i conviventi.</p>
<p>Una legge che, parola di Sacconi, «riafferma il primato del  Parlamento rispetto ai provvedimenti creativi della magistratura».  Qualcuno dica a Sacconi che i «provvedimenti creativi» della  magistratura non sono dei capricci fantasiosi di qualche giudice, ma la  normale prassi griurisdizionale: il giudice «crea» sempre una norma  particolare, applicando le norme generali ai casi individuali. E con  questa legge, a essere affermato non è certo il primato del Parlamento  sui giudici (che, per di più, si troveranno a dover far fronte a una  valanga di ricorsi per mettere delle pezze di buon senso a una legge  tecnicamente assurda). Semmai, afferma l’arbitrario e violento primato  dell’oscurantismo sulla libertà.</p>
<p><a href="http://cinziasciuto.blogspot.com/"><strong>Cinzia Sciuto</strong></a></p>
<p><em>(13 luglio 2011)</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.isotterranei.org/2011/07/contro-la-liberta-e-la-logica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I termini di un paragone. Analogie e coincidenze nelle opere di Pasolini e Foucault</title>
		<link>http://www.isotterranei.org/2011/07/i-termini-di-un-paragone-analogie-e-coincidenze-nelle-opere-di-pasolini-e-foucault/</link>
		<comments>http://www.isotterranei.org/2011/07/i-termini-di-un-paragone-analogie-e-coincidenze-nelle-opere-di-pasolini-e-foucault/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 15:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianmarco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.isotterranei.org/?p=2086</guid>
		<description><![CDATA[Le vite e le opere di Pier Paolo Pasolini e Michel Foucault sono caratterizzate da numerose coincidenze, risonanze e convergenze: anticipiamo un saggio di Wu Ming 1 tratto dalla Nuova Rivista Letteraria, semestrale di letteratura sociale. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le vite e le opere di Pier Paolo Pasolini e Michel Foucault sono   caratterizzate da numerose coincidenze, risonanze e convergenze:   anticipiamo un saggio di Wu Ming 1 tratto dalla <a href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/rivista/nuova-rivista-letteraria-1">Nuova Rivista  Letteraria</a>, semestrale di letteratura sociale.</p>
<p><em>di <strong>Wu Ming 1</strong></em></p>
<p>Nel  corso degli anni, leggendo diversi libri di Pier Paolo Pasolini  (1922-1975) e Michel Foucault (1926-1984), mi sono reso conto di   numerose coincidenze, risonanze e convergenze, non solo tra le loro  opere, ma anche tra le loro vite. Non posso dire con sicurezza di averle  còlte per primo: su entrambi i suddetti è ormai disponibile una  letteratura sterminata, inassimilabile da chiunque. L&#8217;ermeneutica  pasoliniana e quella foucaultiana producono a getto continuo nuove  «letture» più o meno pertinenti, e nelle varie lingue i libri si contano  a centinaia, forse migliaia. Può dunque darsi che altri abbiano già  steso «appunti» simili ai miei. Al momento, però, ne dubito. Pur  seguendo &#8211; nei limiti delle mie possibilità e competenze &#8211; il dibattito  su Pasolini e su Foucault, e avendo trovato alcuni (pochi ma importanti)  riferimenti incrociati, non mi è ancora capitato di leggere una  trattazione dei molti parallelismi fra i due autori. Cosa sorprendente,  dato che certe analogie, come suol dirsi, saltano agli occhi.</p>
<p>Ho preso la decisione di rendere pubbliche queste «noterelle» dopo aver letto il recente libro di Roberto Esposito <em>Pensiero vivente. Origine e attualità della filosofia italiana</em> (Einaudi, 2010). Esposito propone una genealogia alternativa della nostra filosofia, un <em>phylum </em>di  alterità e critica al potere che include «non-filosofi» come Leopardi e  Pasolini, oltre a pensatori/politici come Gramsci, Tronti, Negri etc.  Un capitolo del libro è dedicato a Pasolini e alla sua «biopolitica»; in  parole povere: al suo partire sempre dai corpi, al suo descrivere i  modi in cui il potere incide sui corpi i propri codici, alla disperata  riflessione su come i corpi potrebbero resistere a tale codificazione.  Per Pasolini, è noto, scrivere e militare significava «gettare il  proprio corpo nella lotta».</p>
<p>«Biopolitica» è un concetto introdotto da Michel Foucault nelle pagine finali de <em>La volontà di sapere</em> (1976), primo volume di una progettata &#8211; e rimasta incompiuta &#8211; «Storia  della sessualità». E il corso di Foucault al Collège de France per  l&#8217;anno 1979 si intitolava: «Nascita della biopolitica». La trattazione  di Esposito ha rafforzato la mia convinzione che si possa stabilire una  connessione forte tra lo scrittore italiano e il filosofo d&#8217;Oltralpe.</p>
<p><strong>Cosa sapevano l&#8217;uno dell&#8217;altro?</strong></p>
<p>Non  risulta che Pasolini fosse un lettore di Foucault: nei suoi scritti non  ho trovato alcuna menzione del filosofo francese. Eppure negli anni  Sessanta il futuro polemista «corsaro» studiò con grande interesse gli  strutturalisti (lo testimoniano i saggi raccolti nel 1972 in <em>Empirismo eretico</em>),  confrontandosi con le teorie di Roland Barthes e altri autori di quella  temperie. La stessa temperie da cui stavano emergendo  post-strutturalisti come Foucault e Deleuze. Inoltre, Pasolini lesse i  libri di Pierre Klossowski sul marchese De Sade, tanto che Klossowski è  citato, con felice anacronismo, in un dialogo di Salò. Klossowski era un  buon amico di Foucault, e Sade era uno degli oggetti di studio  prediletti da quest&#8217;ultimo, che se n&#8217;era occupato sin dai tempi di <em>Storia della follia nell&#8217;età classica</em>,  opera concepita e scritta nei tardi anni Cinquanta. A ispirare  l&#8217;interesse foucaultiano per Sade era stato Georges Bataille, altro  scrittore letto da Pasolini durante la stesura di <em>Salò</em>.</p>
<p>A  conti fatti, c&#8217;erano tutte le «precondizioni» per una conoscenza di  Foucault da parte di Pasolini. Nondimeno, sembra plausibile affermare  che, quando Pasolini morì nel novembre 1975, Foucault non fosse ancora  entrato nel suo radar. Mi si lasci introdurre un elemento di &#8220;ucronia&#8221;,  un <em>come-sarebbe-potuta-andare</em>: se Pasolini fosse sopravvissuto,  probabilmente avrebbe letto gli scritti foucaultiani sulla sessualità,  trovandovi riflessioni molto vicine alle sue. Mentre Pasolini vergava la  sua <em>Abiura della «Trilogia della vita»</em>, Foucault stava scrivendo <em>La volontà di sapere</em>.<br />
E&#8217; d&#8217;altronde possibile che, durante la stesura de <em>La volontà di sapere</em>,  Foucault avesse tra i suoi riferimenti Pasolini. Del fatto che avesse  letto Pasolini abbiamo addirittura una testimonianza autografa.</p>
<p>Il 23 marzo 1977, quasi un anno e mezzo dopo la morte di Pasolini, <em>Le Monde</em> pubblica una recensione del suo documentario <em>Comizi d&#8217;amore</em>,  proiettato di recente in una retrospettiva parigina. L&#8217;autore della  recensione, intitolata «I grigi mattini della tolleranza», è proprio  Michel Foucault. Quest&#8217;ultimo legge il film del &#8216;63 alla luce delle  analisi successive di Pasolini («corsare» e «luterane»), che  implicitamente fa coincidere con le proprie. Foucault dà mostra di aver  letto gli <em>Scritti corsari</em> e visto svariate altre pellicole pasoliniane, a cominciare da <em>Mamma Roma</em>. Ecco gli ultimi capoversi dell&#8217;articolo:</p>
<p>«Il film [...] può servire da punto di riferimento. Un anno dopo <em>Mamma Roma</em>,  Pasolini continua su ciò che diventerà, nei suoi film, la grande saga  dei giovani. Di quei giovani nei quali non vedeva affatto degli  adolescenti da consegnare a psicologi, ma la forma attuale di quella  &#8220;gioventù&#8221; che le nostre società, dopo il Medioevo, dopo Roma e la  Grecia, non hanno mai saputo integrare, che hanno sempre avuto in  sospetto o hanno rifiutato, che non sono mai riuscite a sottomettere, se  non facendola morire in guerra di tanto in tanto. E poi il 1963 era il  momento in cui l&#8217;Italia era entrata da poco e rumorosamente in quel  processo di espansione-consumo-tolleranza di cui Pasolini doveva  redigere il bilancio, dieci anni dopo, nei suoi <em>Scritti corsari</em>.  La violenza del libro dà una risposta all&#8217;inquietudine del film. Il  1963 era anche il momento in cui aveva inizio un po&#8217; ovunque in Europa e  negli Stati Uniti quella messa in questione delle forme molteplici del  potere, che le persone sagge ci dicono essere &#8220;alla moda&#8221;. E sia pure!  Quella &#8220;moda&#8221; rischia di rimanere in voga ancora per un po&#8217; di tempo,  come accade in questi giorni a Bologna.» (traduzione dal francese di  Raoul Kirchmayr, tratta da <em>Aut Aut </em>n. 345, «Inattualità di Pasolini», gennaio-marzo 2010)<br />
[L'ultima frase è, ovviamente, un riferimento alla rivolta di massa seguita all'uccisione di Francesco Lorusso.]</p>
<p>A  pensarci, è alquanto implausibile che Foucault &#8211; studioso del sadismo,  dei meccanismi disciplinari e del rapporto sesso-potere &#8211; non avesse  visto Salò, proiettato in anteprima al Festival di Parigi il 22 novembre  1975, dopo la morte violenta del suo autore e regista.</p>
<p><strong>Le courage de la vérité<br />
</strong><br />
Che  Foucault, negli ultimi anni della sua vita, avesse in mente il percorso  poetico/critico e le riflessioni di Pasolini, parrebbe evidente anche  dal titolo del suo ultimo corso al Collège de France (1984), quello  dedicato al concetto di <em>parresìa</em>, ovvero al «parlare franco»,  al «discorso veritiero» della cultura greca. Il corso si intitolava: «Il  coraggio della verità», e a quanto mi consta, nessuno ha riconosciuto  la citazione pasoliniana. Eppure l&#8217;espressione figura uno degli scritti  più conosciuti del Pasolini corsaro: «Il romanzo delle stragi», noto  anche col titolo «Che cos&#8217;è questo golpe?», uscito sul <em>Corriere della sera</em> il 14 novembre 1974. Pasolini scrive (corsivi miei):<br />
«Il  potere [...] ha escluso gli intellettuali liberi [...] dalla  possibilità di avere prove ed indizi. Mi si potrebbe obiettare che io  [...] potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico [...]  compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con  una certa alta probabilità, prove ed indizi. Ma a tale obiezione io  risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad  entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale  <em>coraggio intellettuale a dire la verità</em>: cioè a fare i nomi. <em>Il coraggio intellettuale della verità</em> e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.»</p>
<p><strong>Due vite</strong></p>
<p>Pasolini  e Foucault erano quasi coetanei. Nacquero a quattro anni di distanza  l&#8217;uno dall&#8217;altro e furono battezzati con due nomi. Si chiamavano  entrambi Paolo: Paul-Michel Foucault e Pier Paolo Pasolini.<br />
Nacquero  e crebbero in provincia, sospesi tra città e campagna: Foucault tra  Poitiers e la fattoria dei nonni a Vendeuvre-du-Poitiers; Pasolini tra  Bologna e Casarsa. Ebbero un rapporto forte con la madre (che sarebbe  loro sopravvissuta) e di quasi estraneità col padre (che sarebbe morto  prima di loro). Vissero l&#8217;occupazione tedesca dei rispettivi Paesi, e  nelle loro educazioni ebbe un ruolo importante la Resistenza (più  tragicamente nel caso di Pasolini, che perse il fratello Guido).<br />
Più  o meno alla stessa età si iscrissero ai rispettivi partiti comunisti:  Pasolini nel 1947, Foucault nel 1950. Ne uscirono due anni più tardi, e  in malo modo: Foucault nel 1952, in polemica con l&#8217;antisemitismo diffuso  nel PCF; Pasolini espulso dal PCI nel 1942, dopo lo scandalo di  Ramuscello. Per la diversa natura dei due partiti (quello francese   tetragonamente stalinista, quello italiano meno rigido e più dotato di  «contrappesi» quali l&#8217;eredità di Gramsci), mentre la rottura di Foucault  fu assoluta, Pasolini poté ristabilire un rapporto e un confronto,  seppure a tratti molto critico.</p>
<p>Si stabilirono nelle capitali  dei rispettivi Paesi. Attraversarono marxismo e psicanalisi. Vissero la  loro attività intellettuale in modo «militante» e, in modi diversi,  polemizzarono con la «nuova sinistra» nata dal &#8216;68. Viaggiarono in  Africa e negli Stati Uniti. Si interessarono alle arti underground e  alla controcultura USA.<br />
Fin da giovanissimi si scoprirono omosessuali.<br />
Furono  aggrediti fisicamente durante o subito dopo «spedizioni» notturne  legate al sesso: Foucault fu picchiato a Tunisi nel 1968 (probabilmente  da elementi in borghese della polizia politica); Pasolini fu aggredito a  Roma diverse volte, fino alla fatidica serata all&#8217;Idroscalo.</p>
<p>All&#8217;affermarsi  dei movimenti di liberazione omosessuale, Pasolini e Foucault ammisero &#8211;  implicitamente o esplicitamente &#8211; di rimpiangere la (o di provare  piacere nella) dimensione del segreto e della doppiezza. In una lettera  aperta a Calvino dell&#8217;8 luglio 1974, poi raccolta negli <em>Scritti corsari</em>,  Pasolini si paragonò con un certo compiacimento a Mister Hyde: «Io,  come il dottor Hyde, ho un&#8217;altra vita.» Foucault, in alcune interviste,  descrisse la vecchia, codificata clandestinità in toni sottilmente  elegiaci.<br />
Morirono in circostanze legate alla loro ricerca del sesso:  Pasolini massacrato all&#8217;Idroscalo di Ostia (da chi?) dopo aver  rimorchiato Pelosi; Foucault consumato dall&#8217;AIDS, probabilmente  contratto nelle saune gay di San Francisco.</p>
<p><strong>Una diversa violenza sui corpi</strong></p>
<p>La «Trilogia della vita» (composta dai film <em>Il Decameron</em>, <em>I racconti di Canterbury</em> e <em>Il fiore delle Mille e una notte</em>) metteva in scena il sesso e il suo &#8220;linguaggio&#8221;, la potenza dell&#8217;eros, la lotta contro ciò che blocca il desiderio.<br />
La presa di distanza che Pasolini esprime nella <em>Abiura della «Trilogia della vita»</em> (1975) ha molto in comune con quel che scriverà Foucault un anno dopo nel primo capitolo de <em>La volontà di sapere</em>,  intitolato «Noialtri vittoriani»: è falsante descrivere il rapporto tra  sesso e potere solo in termini di repressione del primo da parte del  secondo; «scegliere il sesso non significa di per sé essere contro il  potere», perché il «divieto del sesso» non è <em>la</em> strategia  universale del potere, semmai è una strategia locale, singolare, che in  certe fasi e in certi luoghi prevale sulle altre. Il rapporto tra sesso e  potere si basa su un continuo «discorso sul sesso», sollecitato in  tanti modi, e dunque una società può esercitare il potere sul sesso  anche «iper-sessualizzando» le pratiche e i discorsi.</p>
<p>Scrive Pasolini:<br />
«Io abiuro dalla <em>Trilogia della vita</em>,  benché non mi penta di averla fatta. Non posso negare la sincerità e la  necessità che mi hanno spinto alla rappresentazione dei corpi e del  loro simbolo culminante, il sesso [...] Nella prima fase della crisi  culturale e antropologica cominciata verso la fine degli anni Sessanta &#8211;  in cui cominciava a trionfare l&#8217;irrealtà della sottocultura dei  &#8220;mass-media&#8221; e quindi della comunicazione di massa &#8211; l&#8217;ultimo baluardo  della realtà parevano gli &#8220;innocenti&#8221; corpi con l&#8217;arcaica, fosca, vitale  violenza degli organi sessuali [...] Ora, tutto si è rovesciato. Primo:  la lotta progressista per la democratizzazione espressiva e per la  liberazione sessuale è stata brutalmente superata e vanificata dalla  decisione del potere consumistico di concedere una vasta (quanto falsa)  tolleranza. Secondo: anche la &#8220;realtà&#8221; dei corpi innocenti è stata  violata, manipolata, manomessa dal potere consumistico; anzi, tale  violenza sui corpi è diventata il dato più macroscopico della nuova  epoca umana.»</p>
<p>Negli stessi anni in cui i movimenti omosessuali  cominciavano la loro lunga battaglia per libertà e apertura, Foucault e  Pasolini misero in guardia tutti quanti (etero e gay), esortarono a  sospettare di quella libertà e di quell&#8217;apertura, sostenendo che il  problema della sessualità non era più &#8211; o non era soltanto &#8211; la sua  repressione. Ipostatizzare una strategia locale (il divieto del sesso),  descriverla come operativa sempre e comunque, significava non capire che  il rapporto tra sesso e potere può essere di segno molto diverso e non  per questo produrre soggettività più libere.</p>
<p>Pensiamo al  «berlusconismo», qui inteso nell&#8217;accezione più ampia, come  manifestazione esemplare, plateale e molto italiana di quello che  Jacques Lacan definì il «discorso del capitalista», cioè l&#8217;esortazione  al godimento immediato, a scapito di ogni regola e legame sociale. Nel  «discorso di Berlusconi» non c’è pruderie né tantomeno «divieto del  sesso», anzi: c&#8217;è la continua titillazione para-pornografica  dell’immaginario, e l&#8217;accusa di «moralismo bacchettone» è usata come  clava contro chiunque si azzardi a criticare l&#8217;andazzo corrente. E’  precisamente lo scenario dell’Abiura.</p>
<p>Il «discorso di Berlusconi» dimostra anche il rapporto tra potere e sesso è fatto di strategie diverse tra loro, mai riducibili <em>ad unum</em>,  a un&#8217;unica logica a cui ricondurre ogni mossa. Basti un esempio:  nell&#8217;Italia berlusconizzata si auto-alimenta da tempo un circolo vizioso  tra incitazione all&#8217;omofobia (con sempre più episodi di violenza di  strada) e rutilante esibizione/esaltazione del gay famoso e  possibilmente di destra (da Platinette a Signorini a Lele Mora, passando  per Dolce &amp; Gabbana).<br />
Il potere non si basa sul divieto del sesso, ma sulla continua sollecitazione di un <em>discorso sul sesso</em>,  che può sì includere strategie di interdizione e condanna, ma tali  strategie interagiscono con altre finalizzate alla spettacolarizzazione,  alla mercificazione, alla distrazione di massa, alla creazione di  perversi «doppi vincoli» tra l&#8217;imperativo «Godi!» e la condizione  «Purché tu rimanga al tuo posto».</p>
<p><strong>Postilla su Pasolini e il Dopostoria</strong></p>
<p>Anche  alla luce di questo, è riduttivo, anzi, è del tutto fuori luogo dire  che Pasolini fu un «reazionario». E&#8217; una misera scorciatoia. Certamente  gli piaceva <em>épater les modernes</em>, e azzardò contrattacchi <em>partendo </em>dal  rammarico per la scomparsa dell&#8217; «illimitato mondo contadino», ma in  realtà, soprattutto nei suoi anni «corsari» (e già a partire dal &#8216;68),  Pasolini cercò di attaccare il nemico non nelle postazioni che stava  abbandonando, bensì in quelle che stava per occupare.<br />
Si ricorda  sempre l&#8217;incipit «Io sono una forza del passato, / solo nella tradizione  è il mio nome», ma quei versi andrebbero riletti ponendo attenzione  alle prime quattro parole: «Io sono una forza». Il tempo è il presente, e  non c&#8217;è un accasciarsi nella perdita, non c&#8217;è facile melancolia: il  poeta <em>è</em> una <em>forza</em>, una forza che viene dal passato ma  agisce nel presente, anzi, nel presente avanzato. Il poeta sta  assistendo ai «primi atti del Dopostoria» da una postazione  paradossalmente privilegiata («dall&#8217;orlo estremo di qualche età /  sepolta&#8230;»). E&#8217; la postazione di chi, incarnando la cesura tra  tradizione e futuro, intuisce cosa riservi quest&#8217;ultimo e può aggirarsi  in esso, «più moderno d&#8217;ogni moderno».</p>
<p>Articolo tratto da Micromega</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.isotterranei.org/2011/07/i-termini-di-un-paragone-analogie-e-coincidenze-nelle-opere-di-pasolini-e-foucault/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

