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	<title>i Sotterranei - Circolo ARCI &#187; film</title>
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		<title>Proiezione &#8220;Brancaleone alle Crociate&#8221;. Omaggio a Monicelli</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 15:58:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gian Maria Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monicelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua l&#8217;omaggio dei Sotterranei a Mario Monicelli, il grande regista recentemente scomparso. Dopo la proiezione la settimana scorsa de &#8220;L&#8217;armata Brancaleone&#8221;, questo lunedì proietteremo il film &#8220;Brancaleone alle Crociate&#8221;.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua l&#8217;omaggio dei Sotterranei a Mario Monicelli, il grande regista recentemente scomparso. Dopo la proiezione la settimana scorsa de &#8220;L&#8217;armata Brancaleone&#8221;, questo lunedì proietteremo il film &#8220;Brancaleone alle Crociate&#8221;.</p>
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		<title>Si è suicidato Mario Monicelli l&#8217;ultimo gigante del cinema italiano di A. Crespi</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 11:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianmarco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Amici miei]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[L'Armata Brancaleone]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monicelli]]></category>
		<category><![CDATA[Supercazzola]]></category>

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		<description><![CDATA[Mario Monicelli ha detto basta. A 95 anni, e con il cervello sempre lucidissimo, al punto che ci eravamo ormai illusi che fosse immortale. Ma se la testa lo è, il fisico arriva a un punto in cui non si riesce più ad andare avanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia è arrivata ieri  sera verso le 22, ed era la notizia che non avremmo mai voluto sentire,  anche se lo scorrere inesorabile del tempo la rendeva sempre più  probabile. Mario Monicelli ha detto basta. A 95 anni, e con il cervello  sempre lucidissimo, al punto che ci eravamo ormai illusi che fosse  immortale. Ma se la testa lo è, il fisico arriva a un punto in cui non  si riesce più ad andare avanti.</p>
<p>Era ricoverato all’ospedale San Giovanni, come ultimamente capitava  spesso, per controlli che regalavano sempre ulteriori speranze. Non  questa volta. Questa volta Mario ha deciso che il momento era propizio.  Si è lanciato dalla finestra, mettendo la parola “fine” alla sua  straordinaria avventura artistica e umana. Toscano d’acciaio Mario  Monicelli era un toscano d’acciaio. Piccolo e indistruttibile. Era già  morto parecchi anni fa, in un incidente d’auto: era in macchina da solo,  in una strada di campagna, a sera tarda. La macchina era uscita di  strada e lui era rimasto nell’abitacolo, ferito e sanguinante, fino al  mattino dopo.</p>
<p>Lo avevano portato in ospedale e si era rimesso perfettamente. Sembrava  Gassman in Brancaleone alle Crociate , quando sfida ripetutamente la  morte – che era “interpretata”, pochi lo sanno, da Gigi Proietti,  coperto dal sudario nero e con la falce in mano – e riesce sempre a  sfangarla. Aveva parlato tante volte della morte, Mario Monicelli, nei  suoi film. Era stato il primo a far morire un personaggio in una  commedia all’italiana: I soliti ignoti , 1958. Il ladro Cosimo,  intepretato da Memmo Carotenuto.</p>
<p>Finiva sotto il tram durante una rapina, e al suo funerale si radunava  tutta la banda di cialtroni che si accingevano a rapinare il Monte di  Pietà. Fra loro c’era anche Totò, il maestro di scasso Dante Cruciani,  che uscito dalla camera ardente mormorava “pare che dorme”, il che ci  sembra anche oggi il commento più giusto. Poi, forte del successo di  quel film, era riuscito a convincere il produttore più potente  dell’epoca, Dino De Laurentiis, a far morire entrambi i protagonisti  della Grande guerra . Alberto Sordi e Vittorio Gassman erano i due  fantaccini fannulloni della prima guerra mondiale, costretti nel finale a  diventare eroi loro malgrado, e ad affrontare il piombo del plotone  d’esecuzione austriaco.</p>
<p>Quel film contribuì, più di mille saggi, a demolire il mito patriottardo  della “grande guerra”, a denunciare come i conflitti siano bagni di  sangue a cui politici corrotti e militari imbecilli costringono i poveri  cristi, i figli del popolo. È la stessa storia che Monicelli ha  raccontato nel suo ultimo film di pochi anni fa, Le rose del deserto,  fortissimamente voluto per tornare nell’Africa dove era stato da ragazzo  (come assistente di Genina nel film di regime Lo squadrone bianco ) e  per rinnovare la sua denuncia sulla follia della guerra.</p>
<p>Anche in L’armata Brancaleone , film superbo in cui viene distrutta  l’immagine arcadica del Medioevo, una delle scene più belle è una scena  di morte. È quella in cui muore Abacuc, “tesoriere della truppa e  maestro di mercati”, il piccolo ebreo interpretato da quel Carlo  Pisacane che era già stato l’immortale Capannelle dei Soliti ignoti.  Abacuc muore perché i cristiani, a lui tanto superiori, hanno voluto  battezzarlo, immergendolo in un fiume gelido.</p>
<p>La polmonite se lo porta via, e i suoi compagni di sventura lo  seppelliscono nel cassone che lui si trascinava sempre appresso, non  dopo avergli preannunciato un aldilà laico, addirittura pagano, in cui  scorrono i ruscelli, c’è da bere e mangiare, belle fanciulle ti porgono  “prosciutti e caci e coppe di vino e ti dicono, prendi vecchio,  saziati”, e soprattutto – è la frase più toccante di tutta la scena –  non ci sono più “spaventi”. Ecco, Monicelli è stato molto di più di un  comico.</p>
<p>È stato un narratore epico, ma la sua epica è stata quella dei poveracci  che trascorrono la vita tra fame, stenti e spaventi, e possono rendere  grazie a Dio – o a chi per lui – se alla fine dell’avventura li aspetta  un piatto di pasta e fagioli, anziché il fuoco nemico. Poi, certo, molti  suoi film erano spassosi e divertenti. La chiave era (quasi) sempre  quella della commedia, nella quale ha avuto straordinari complici:  scrittori come Age &amp; Scarpelli, Benvenuti &amp; De Bernardi, Suso  Cecchi D’Amico; attori come tutti i grandissimi della commedia tranne  Nino Manfredi (con il quale curiosamente non lavorò mai), ma anche  altri: il citato Proietti, che può raccontare su di lui aneddoti  fantastici; Monica Vitti, che inventò attrice comica nella Ragazza con  la pistola; Alessandro Haber, che di divertiva a torturare sul set e che  negli ultimi film era una presenza fissa; Michele Placido, che lanciò  in Romanzo popolare , un film che amava moltissimo e che gli faceva  sempre piacere citare.</p>
<p>Ma sotto la “crosta” della commedia si nascondeva una visione pessimista  del mondo, una lettura quasi darwiniana dei rapporti umani, osservati  con lucidità e con un pizzico di sano cinismo. Varrà la pena ricordare,  tra i film (tanti, troppi) che non riusciamo a citare, Il borghese  piccolo piccolo tratto da un libro duro, breve e bellissimo di Vincenzo  Cerami. In una delle prime scene, il pensionato-pescatore Sordi  ammazzava con una pietra, con grande indifferenza, il pesce che aveva  appena catturato. Alla fine del film, riservava lo stesso trattamento al  ragazzo che aveva accidentalmente ucciso suo figlio. Come scrisse Ugo  Casiraghi su questo giornale, la commedia all’italiana diventava  tragedia davanti ai nostri occhi, e in un anno non casuale, il 1977. Ma  tale mutazione era già avvenuta. In mano a Monicelli erano tutte  tragedie, anche quando facevano morir dal ridere.</p>
<div>tratto dal quotidiano L&#8217;Unità, 29 novembre 2010</div>
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		<title>EVENTO SPECIALE Proiezione del film di GIANLUCA ARCOPINTO &quot;ANGELI DISTRATTI&quot;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Nov 2007 16:50:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Controinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[emancipazione]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

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		<description><![CDATA[Interverranno:
GIANLUCA ARCOPINTO &#8211; Regista
SIMONA TORRETTA &#8211; Cooperante Associazione &#8220;Un ponte per&#8230;&#8221;
LUIGI CALO&#8217; &#8211; Assessore provinciale Politiche integrazione e della pace
IL FILM
Dalle note di regia: &#8216;Angeli distratti&#8217; nasce dall&#8217;esperienza in Iraq dell&#8217;organizzazione &#8220;Un ponte per&#8230;&#8221; e soprattutto, al suo interno, di Simona Torretta. E&#8217; stata lei a sollecitarmi ad avvicinarmi a quanto accaduto a Fallujah nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interverranno:<br />
GIANLUCA ARCOPINTO &#8211; Regista<br />
SIMONA TORRETTA &#8211; Cooperante Associazione &#8220;Un ponte per&#8230;&#8221;<br />
LUIGI CALO&#8217; &#8211; Assessore provinciale Politiche integrazione e della pace</p>
<p>IL FILM<br />
Dalle note di regia: &#8216;Angeli distratti&#8217; nasce dall&#8217;esperienza in Iraq dell&#8217;organizzazione &#8220;Un ponte per&#8230;&#8221; e soprattutto, al suo interno, di Simona Torretta. E&#8217; stata lei a sollecitarmi ad avvicinarmi a quanto accaduto a Fallujah nel 2004. L&#8217;idea di Simona è di poter far vivere questo film per poter far conoscere a più persone possibili i fatti accaduti e poter ricavare energie necessarie ad interventi di ricostruzione in Iraq. Credo che questa sia la motivazione sufficiente e necessaria dell&#8217;esistenza di questo film. Che poi questo voglia essere un film che racconta come tutti, eventuali vincitori e vinti, siano vittime della Guerra, mescolando quattro livelli narrativi -quello onirico degli angeli che proteggono la città, quello di finzione dell&#8217;incontro scontro tra un soldato americano e una donna irachena, quello delle testimonianze sugli attacchi americani, quello del materiale di repertorio su guerra distruzione e vita in Iraq &#8211; forse attiene più ai giochi cinematografici della mente, che non alle necessità della vita. &#8220;&#8216;Angeli distratti&#8217;, che si è ispirato al testo teatrale di Francesco Niccolini &#8216;Canto per Falluja&#8217;, non vuole solo raccontare Falluja, piuttosto tenta di non permetterci distrazioni dalla realtà irachena. In Iraq la guerra continua anche se i giornali non ne parlano più, Falluja, distrutta nel novembre 2004, non è ancora stata ricostruita, ogni giorno le vittime non si contano, manca elettricità, acqua, cibo, dilagano le malattie. Non siamo angeli e se siamo esseri umani non possiamo permetterci distrazioni. Con questo film &#8216;Un ponte per&#8217; conta anche di raccogliere fondi per progetti che saranno realizzati proprio a Falluja. Altrimenti gli iracheni saranno<br />
costretti a continuare a credere negli angeli, anche se sono distratti.&#8221;<br />
(Giuliana Sgrena, &#8216;Il Manifesto&#8217;, 9 novembre 2007)</p>
<p>&#8220;Suddiviso tra teatro(a ispirare il film è la pièce &#8216;Canto per Fallujah&#8217; di Francesco Niccolini), filmati di repertorio e le testimonianze di un reduce americano pentito, un medico che presta servizio nell&#8217;ospedale della città, una madre che in quel massacro ha perso i suoi figli e la stessa Simona Torretta: suoi i racconti e le testimonianze di vita vissuta dalle vittime civili di tante violazioni internazionali. Come Ali, un ragazzo messo in una cella, torturato,<br />
affamato per giorni, massacrato di botte, senza che abbia mai saputo il perché. Ma è la pièce a fare da filo conduttore ai tanti racconti. Quel locale semidistrutto in cui sono finiti il soldato americano, quello che &#8217;sperava di sparare a quei terroristi di merda&#8217; e la madre cieca che ha perso i suoi figli. I due sono lì, apparentemente l&#8217;uno nella parte del carnefice e l&#8217;altra in quella della vittima. Il dialogo è serrato, è una confessione reciproca, fino alla scoperta che la macchina criminale non risparmia nessuno, neanche gli occupanti&#8230;&#8221;<br />
(Gabriella Gallozzi, &#8216;L&#8217;Unità&#8217;, 9 novembre 2007)</p>
<p>&#8220;Sono sconvolgenti le immagini di &#8216;Angeli distratti&#8217;, il film sulla guerra in Iraq, con cui debutta alla regia il produttore Gianluca Arcopinto. Il film mescola fiction e materiale vero (combattimenti ripresi da video amatoriali come videocamere o telefonini, scatti e testimonianze). E contiene immagini inedite dell&#8217;attacco Usa su Fallujah nell&#8217;autunno del 2004, con foto dei morti civili, sui quali ci sarebbero tracce di armi chimiche. La parte recitata, invece, si ispira a &#8216;Canto per Fallujah&#8217; di Niccolini e ruota intorno all&#8217;incontro fra un&#8217;irachena cieca e il soldato americano che gli ha ucciso il figlio 13enne, colpevole di aver<br />
falcidiato con un mitra tre commilitoni.&#8221;<br />
(Roberta Bottari, &#8216;IlMessaggero&#8217;, 9 novembre 2007)</p>
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