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	<title>i Sotterranei - Circolo ARCI &#187; poesia</title>
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		<title>Spoon River. Musica e parole. Omaggio a Lee Masters e De Andre&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 14:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gian Maria Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo il grandissimo successo della prima presentata a Sannicola venti giorni fa, Venerdì 30 dicembre I Sotterranei ospiteranno la seconda presentazione pubblica per lo spettacolo “Spoon River. Musica e parole. Omaggio a Lee Masters e De Andre'” con Antonio Calò, Mino De Santis e Antonio Mitria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Circolo Arci &#8220;I Sotterranei&#8221;</p>
<p>http://www.isotterranei.org</p>
<p>Per concerti ed eventi: events@isotterranei.org</p>
<p>Venerdì 30 dicembre 2011, ore 22:00</p>
<p>Dopo il grandissimo successo della prima presentata a Sannicola venti giorni fa, Venerdì 30 dicembre I Sotterranei ospiteranno la seconda presentazione pubblica per lo spettacolo “Spoon River. Musica e parole. Omaggio a Lee Masters e De Andre&#8217;” con Antonio Calò, Mino De Santis e Antonio Mitria.</p>
<p>Nel 1971 Fabrizio De André pubblicò l’album “Non al denaro, non all’amore nè al cielo”, liberamente tratto dall’Antologia di Spoon River d Edgar Lee Masters. De André scelse nove delle 244 poesie e le trasformò in altrettante canzoni. Le nove poesie scelte toccano fondamentalmente due grandi temi: l’invidia (Un matto, Un giudice, Un blasfemo, Un malato di cuore) e la scienza (Un medico, Un chimico, Un ottico). In questi due gruppi si possono scoprire delle simmetrie: il giudice perseguitato da tutti trasforma la sua invidia in sete di potere e si vendica, il chimico è tanto preso dalla scienza e dalla ricerca di un ordine perfetto da essere incapace di amare. Il malato di cuore rappresenta l’alternativa all’invidia, pur essendo in una situazione tale da poter invidiare tutti gli altri, riesce a vincere l’invidia grazie all’amore invece di lasciarsi trasportare dall’egoismo. I buoni propositi del medico vengono schiacciati dal sistema che lo obbliga a essere disonesto, mentre l’ottico vuole trasformare la realtà e mostrarci un’ “altra” realtà più vera. Le poesie di Edgar Lee Masters e le canzoni di De Andrè “rivivranno” con le letture dell’attore Antonio Calò, la chitarra e la voce dei musicisti Antonio Mitria e Mino de Santis.</p>
<p>Ingresso riservato ai Soci ARCI.</p>
<p>Circolo Arci &#8220;I Sotterranei&#8221;</p>
<p>via delle Grazie, 5 &#8211; Copertino (Le)</p>
<p>http://www.isotterranei.org</p>
<p>http://www.myspace.com/isotterranei</p>
<p>http://www.youtube.com/group/isotterranei</p>
<p>http://www.facebook.com/isotterranei</p>
<p>Per concerti ed eventi: events@isotterranei.org</p>
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		<title>&#8220;Chiuso nella stanza con Jack K.&#8221; di e con Maurizio Leo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 15:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gian Maria Greco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Evento davvero speciale lunedì 19 dicembre ai Sotterranei. Maurizio Leo, scrittore e poeta leccese così tanto apprezzato a livello nazionale e internazionale quanto schivo leggerà il suo testo "Chiuso nella stanza con Jack K." Si tratta di un dialogo-monologo intimo, feroce e denso tra l'autore e Jack Kerouac. Un testo scritto da Maurizio Leo negli anni '80 e mai letto in pubblico. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Circolo Arci &#8220;I Sotterranei&#8221;<br />
via delle Grazie, 5 &#8211; Copertino (Le)<br />
Per concerti ed eventi: events@isotterranei.org</p>
<p>Lunedì 19 dicembre 2011, ore 21:00 IN PUNTO</p>
<p>&#8220;Chiuso nella stanza con Jack K.&#8221; &#8211; letture di Maurizio Leo.<br />
Interventi di Luciano Pagano e Stefano Donno.</p>
<p>Evento davvero speciale lunedì 19 dicembre ai Sotterranei. Maurizio  Leo, scrittore e poeta leccese così tanto apprezzato a livello nazionale  e internazionale quanto schivo leggerà il suo testo &#8220;Chiuso nella  stanza con Jack K.&#8221; Si tratta di un dialogo-monologo intimo, feroce e  denso tra l&#8217;autore e Jack Kerouac. Un testo scritto da Maurizio Leo  negli anni &#8216;80 e mai letto in pubblico. La lettura del testo sarà  alternata da lettura di altri testi di Maurizio Leo a cura di Luciano  Pagano e Stefano Donno, con accompagnamento musicale di Pierpaolo Leo e .</p>
<p>Maurizio Leo.<br />
Classe 1959. Vive e  opera a Copertino, Lecce. Da circa 15 anni porta avanti con immensi  sacrifici di impegno e di tempo una piccola casa editrice I Quaderni del  Bardo, paragonabile solo per qualità editoriale ai libri di Vanni  Scheiwiller. Non ha una distribuzione, nè un catalogo, non ha un ufficio  stampa, non ha un correttore di bozze questa preziosa realtà che agisce  nell’instabile e multiforme mondo dei libri, eppure nei suoi sedici  titoli troviamo nome come Paolo Valesio della Yale University, un  inedito di Vittore Fiore che ha impegnato e ha fatto ruotare attorno a  questo volume, energie intellettuali come Massimo Melillo, Domenico  Fazio, Rina Durante, e ancora Maurizio Nocera e Elio Coriano. Sempre  rigorosamente da solo Maurizio Leo cura Il Bardo, una rivista a  distribuzione gratuita (militante ad onor del vero), con un inserto  dedicato alla poesia Allestimento che di recente ha ospitato un inedito  del poeta cileno Arturo Morales premiato nel 2005 all’Olio della Poesia.</p>
<p>Nota su Maurizio Leo a cura di Luciano Pagano.<br />
Maurizio Leo è nato nel 1959, ho visto uno dei suoi primi libri circa  tre anni fa, nella biblioteca del FondoVerri di Lecce, rimasi  incuriosito da questo oggetto, pagine nere con caratteri bianchi, veste  tipografica ineccepibile, troppo difficile che fosse un’autoproduzione e  se lo era, era fatta proprio bene. Il libro si intitolava Fobia, un  testo pubblicato in veste simile nel 1984, quando l’autore aveva  ventiquattro anni. Presumo quindi che Fobia sia una delle sue prime  opere. Presumo perché l’autore è sfuggente, è una persona di poche  parole cui non piace perdersi in chiacchere su come vanno le cose con  gli editori. La mia prima impressione, ripeto, è stata quella di avere  tra le mani un’edizione molto curata. Passa il tempo e de ‘I Quaderni  del Bardo’ riesco a reperire qualche copia nei modi più disparati. I  volumi sono in tiratura limitata, tra i duecento ed i cinquecento  esemplari. Questo limite non è tale, è una scelta rigorosa dettata  dall’intenzione di dare ‘valore’ aggiunto alla propria operazione  culturale. Infatti i titoli usciti, in questi ultimi anni sono 14, un  numero elevato se si considera il lavoro che sta dietro ad ogni volume,  la tessitura delle relazioni che fanno di ogni uscita un ‘rapporto  umano’ tra Maurizio Leo e gli autori. Maurizio Leo rappresenta un  esempio atipico di produzione culturale, un esempio di tenacia e  pazienza. Gli autori di cui si sente eco negli scritti di Maurizio  appartengono alla Beat Generation, passando per Breton o Lautréamont. La  sua è una sperimentazione che investe la lingua, le sue poesie seguono  un ritmo sincopato, che soltanto alla vista ricordano i refrain di  Mexico City Blues, una volta lette lasciano l’amaro in bocca. La  sperimentazione della prosa è verticale, soprattutto in Fobia, un testo  da cui si esce senza fiato per respirare. E’ tuttavia riduttivo parlare  di lui attraverso le sue opere, che semmai vanno (ri)cercate e lette.  L’autore è anche redattore da tredici anni della rivista il ‘Bardo’,  distribuita capillarmente e gratuitamente sul territorio, in librerie ed  edicole, a Copertino, Lecce, Maglie, Galatina, Nardò, Gallipoli e  Leverano. Inserisco l’elenco de ‘I Quaderni del Bardo’ per dare modo a  chi fosse interessato di mettersi in moto. Nella sezione testi di questo  sito troverete qualcosa di suo da leggere. LP 1 M. LEO, Dogmaginazione,  1992, 2 V. ZACCHINO Religiosità e Tradizione nelle poesie di S.  Giuseppe da Copertino, 1993, 3 M. LEO, L’albergo di latta, 1994, 4 M.  LEO, Fobia, 1995, 5 A. GIORGI, Le pantee grigie, 1996, 6 E.A.  BUONGIORNO, Varvara, 1996, 7 C. TUNDO, Nequizia, 1996, 8 M. LEO non  suona più il jukebox nell’appartamento di allen, 1998, 9 P. VALESIO,  Anniversari, 1999, 10 S. DONNO, Monologo &#8211; +, 2000, 11 AA.VV. Absentia,  2000, 12 M. LEO il bazar delle parole scomposte, 2002, 13 V. FIORE  Nicola a Copertino, 2003, 14 G. COSI Sette lustri di vita lequilese,  2003.</p>
<p>Ingresso riservato ai soci ARCI.</p>
<p>Circolo Arci &#8220;I Sotterranei&#8221;<br />
via delle Grazie, 5 &#8211; Copertino (Le)<br />
<a rel="nofollow nofollow" href="../" target="_blank">http://www.isotterranei.org/</a><br />
<a rel="nofollow nofollow" href="http://www.myspace.com/isotterranei" target="_blank">http://www.myspace.com/isotterranei</a><br />
<a rel="nofollow nofollow" href="http://www.youtube.com/group/isotterranei" target="_blank">http://www.youtube.com/group/isotterranei</a><br />
Per concerti ed eventi: events@isotterranei.org</p>
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		<title>Girolamo Comi &#8211; Poeta del Novecento, documentario</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 16:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gian Maria Greco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì 16 febbraio ore 20, arci I SOTTERRANEI proiezione del documentario GIROLAMO COMI &#8211; POETA DEL NOVECENTO prodotto da ACMElab e Lupo Editore, regia di Carlo Mazzotta, musiche originali di Antonio Mangialardo e voice over di Massimo Colazzo. Seguirà la presentazione del libro con l&#8217;intervento dell&#8217;autrice &#8220;Identità e scrittura nella poesia di Girolamo Comi&#8221; di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 16 febbraio ore 20, arci I SOTTERRANEI proiezione del documentario GIROLAMO COMI &#8211; POETA DEL NOVECENTO prodotto da ACMElab e Lupo Editore, regia di Carlo Mazzotta, musiche originali di Antonio Mangialardo e voice over di Massimo Colazzo. Seguirà la presentazione del libro con l&#8217;intervento dell&#8217;autrice &#8220;Identità e scrittura nella poesia di Girolamo Comi&#8221; di Maria Occhinegro (Lupo Editore)</p>
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		<title>Presentazione di “DEL SANGUE OCCIDENTALE” di Zizzi e di “ASILO DI MENDICITÀ” di Giorgino</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2007 18:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Serata speciale interamente dedicata alla poesia con la presentazione dei volumi &#8220;DEL SANGUE OCCIDENTALE&#8221; di Michelangelo Zizzi e &#8220;ASILO DI MENDICITÀ&#8221; di Simone Giorgino.
Del sangue occidentale
Si presenta come un&#8217;opera di particolare raffinatezza e complessità il poemetto Del sangue occidentale di Michelangelo Zizzi (scrittore e critico letterario originario di Martina Franca); una riflessione estetico-letteraria che prende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Serata speciale interamente dedicata alla poesia con la presentazione dei volumi &#8220;DEL SANGUE OCCIDENTALE&#8221; di Michelangelo Zizzi e &#8220;ASILO DI MENDICITÀ&#8221; di Simone Giorgino.</span><br />
<span style="font-style: italic; font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;">Del sangue occidentale</span><span><br />
Si presenta come un&#8217;opera di particolare raffinatezza e complessità il poemetto Del sangue occidentale di Michelangelo Zizzi (scrittore e critico letterario originario di Martina Franca); una riflessione estetico-letteraria che prende forma nell&#8217;epocale frattura storica dovuta agli avvenimenti dell&#8217;undici settembre 2001. Costruita su una profonda conoscenza del pensiero occidentale e non solo, questa sinossi traccia le coordinate di una visione del mondo su basi sapienziali nel solco delle due figure di Giordano (ovviamente Giordano Bruno) e Sofia, una proiezione psicologica dell&#8217;io poetico, un emblema della femminilità, un&#8217;esibizione della sessualità al femminile. Zizzi attraverso l&#8217;uso di una lingua colta ed estremamente articolata, dove la tradizione lirica si arricchisce di nuovi sottocodici ed enumerazioni, propone al lettore un&#8217;opera che si colloca, intellettualisticamente, nella scia di altre scritture occidentaliste come ad esempio &#8220;Kamikaze D&#8217;occidente&#8221; di Tiziano Scarpa, o il più noto &#8220;Occidente per principianti&#8221; di Nicola Lagioia. In effetti Del sangue occidentale, è solo la singola sezione di un poema di più ampio respiro, dal titolo La caduta occidentale, e che, a detta dell&#8217;autore è ancora in fasedi scrittura. Questo episodio poetico edito della LietoColleLibri nella collana Il Graal, a distanza di diversi anni, riesce ad eguagliare per efficacia e pregnanza gli ottimi risultati del primissimo e probabilmente miglior lavoro poetico di Zizzi, cioè &#8220;La casa cantoniera&#8221; edita da Stampa nel 2001. I riferimenti letterari affiorano con evidenza in questo poemetto nelle citazioni espletate (in particolare modo Pound) e in quelle interne alla tramatura poetica: talune sembrano riuscire nell&#8217;arduo compito di accostare, di creare anche in sintesi un parallelismo (quanto meno ricercato) tra la poesia Dylan Thomas (così veemente, lirica, atipica, decostruttiva dell&#8217;immagine) e la prosa di Antonio Moresco, una scrittura fondante, esatta, risolutiva nei canoni della narrativa italiana contemporanea. Del sangue occidentale intendo sottolineare quella tensione scarnamente materica, genuina, emotiva ma allo stesso tempo congetturale, accumulativa nella fase logico-lessicale del dettato, vivace nella ritmica del respiro, incalzante. La proposta di una visione dello spazio umano degradato, persino decadente, da nausea: topos di un ritorno all&#8217;ordine possibile, ma solo come ricaduta nel cosmo (intendo universo indipendente dall&#8217;umano) della finzione, della pura eloquenza, dell&#8217;invocazione alla musa. Questa scrittura che si presenta al lettore senza alcuna ostentazione, con fierezza di certo, ma ben lontana dall&#8217;essere espressione del maudit; è poesia che prende forma attraverso la germinazione costante di sottocodici, sofisticazioni che nel lirico divengono scansione dell&#8217;immagine, dimensione analogica che ricade all&#8217;interno della propria virtualità ricavandone espressione e rilievo sul piano evocativo. È una condizione da voyeur, quella dell&#8217;io pronto a riformulare ogni circostanza descrivendola, violandola. È soprattutto il tentativo di costruire un&#8217;equazione che possa racchiudere i fatti e le cose a cui l&#8217;esistenza del mondo ne derivi come accertata; e il sentire-vedere divenga memoria, assolutezza, e alle volte persino sentenza. Probabilmente questo poema appare, nei suoi versi più antologici e di immediata comprensione, anche storiografica intendo, una parafrasi azzeccata dell&#8217;occidente stesso: qui non c&#8217;è una sola deriva/ una diramazione fatale/ non sono io qui nel detto/ o nel già sentito/ né oltre la polvere diasporetica/ che sulla bara si posa/ o nel bar accanto/ che ci dice che è tardi/ tardi oramai anche per quelle frasi/ quel commiato che dà la misura/ il respiro della crasi &#8211; (da La camera ardente, pp.32). Non quindi una vera e propria palingenesi, ma per l&#8217;appunto un rimescolamento, un nuovo lancio dei dadi, un venir meno anche delle attese, dell&#8217;equilibrio auspicato, tempo che quand&#8217;anche prossimo alla fine è oltrepassamento, è limine, bivio; l&#8217;unica soluzione plausibile della scena. È questa tensione il maggior pregio della poesia di Michelangelo Zizzi, la riscoperta di un agone tragico che non mortifica, ma anzi esalta la forma rendendo il pathos fenomeno come &#8220;centro&#8221; in superficie, mimesis proxeon dell&#8217;intimo non più sottratto all&#8217;evidenza; questo è più che mai il luogo dove luce della rappresentazione diviene enérgheia, ovvero qualità di ciò che è attivo, che è forza, dolore, eros svelato. Del sangue occidentale rende inodierna l&#8217;indolenza che la nostra contemporaneità poetica sembra simulare, la dissacra in un&#8217;idea forte di canto. Questa contemporaneità che reggere bene in scena le masse di uno scontro tra civiltà (reale o presunto o solo strumentalizzato), prosegue ad affermarsi come sconfitta, improduttività, negazione che è tendenza, piena omologazione, fase feconda di un pensiero debole cosicché la stessa letteratura viene costantemente messa in discussione o meglio spacciata per ciò che non è. La letteratura quale esperienza profonda costituita dal linguaggio non può essere convenzionalità, cioè scrittura respinta dalla forma stessa tanto da ridursi a mera categoria, origine di un prodotto ad uso e consumo del più vasto pubblico possibile. Ben vengano in futuro opere d&#8217;ardua leggibilità e reale impegno come questa di Michelangelo Zizzi. Del Sangue Occidentale è, a mio modesto avviso, uno dei migliori poemetti pubblicati nell&#8217;ultimo decennio in Italia; frutto di una poetica difficile e spesso poco accettata (anche negli ambienti della critica militante, ed intendo quella più leale e non ideologica). Un lavoro affascinante che è assolutamente da leggere; un piccolo ma importante libro che non ha nulla an</span>che spartite con le mode, i cliché, e le aberrazioni pseudoculturali che l&#8217;autopromozione del mercato editoriale ha l&#8217;indecenza di definire letteratura.<br />
(Recensione tratta da Atelier NUMERO 43, ANNO XI, SETTEMBRE 2006)<br />
<span style="font-style: italic;">Asilo di mendicità</span><br />
<span>E&#8217; stato pubblicato, per i tipi di Besa Editrice, &#8220;Asilo di mendicità&#8221;, seconda raccolta poetica di Simone Giorgino. Simone, che di recente ha inaugurato un blog dedicato alla poesia detta, Audiopoesia, è uno dei tre autori di Venenum. Ha pubblicato suoi versi su rivista e, soprattutto, li continua a portare con la sua voce e persona in reading e in rete. Il 2 Luglio, presso il Teatro Asfalto a Lecce sarà insieme a Andrea Cariglia e Piero Rapanà in Misericordia, uno spettacolo ispirato alla Recherche. Qui di seguito pubblico una poesia estratta da questo suo libro, una raccolta di versi la cui composizione è stata lunga e composita; il volume è accompagnato da due interventi critici inediti, uno mio e uno di Michele Truglia, dopo sette anni siamo di nuovo qui, qualcosa è cambiato, di sicuro abbiamo preso qualche schiaffo e calcio, magari siamo</span> riusciti a tirare qualche boccata di aria salata, ma è stato un bagliore nella notte, e poi siamo tornati a correre a modo nostro, come dice Michele, esperto (non solo io) in corse e fughe. Fratelli, alla vostra!</p>
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